Blitz sul biotestamento: ora i finiani spaccano il Pdl

RomaLa nuova bomba pronta a scoppiare in casa Pdl si chiama biotestamento. Un ordigno confezionato ad arte dai finiani, durante una riunione carbonara avvenuta mercoledì scorso al Secolo d’Italia, e reso ancora più esplosivo il giorno dopo per volere dello stesso Fini. Gli uomini più vicini al presidente della Camera, capeggiati da Flavia Perina (fresca firmataria di un progetto di legge assieme a Walter Veltroni per concedere il diritto di voto alle amministrative agli extracomunitari), in quella occasione hanno discusso su come modificare il disegno di legge sul fine vita, approvato in Senato durante le ultime ore di Eluana Englaro.
Un testo che proprio non era andato giù a Fini su cui, già in agosto, aveva promesso di dar battaglia. Alla festa del Pd di Genova giurò: «Farò il possibile per correggere il disegno di legge approvato a Palazzo Madama - disse allora, ricevendo un diluvio di applausi a sinistra -. Non voglio fare nessuna crociata contro i cattolici ma chi dice che su queste questioni decide la Chiesa e non il Parlamento per me è un clericale. Io dico di no».
Scoppiò un putiferio ma poi il dibattito sulle questioni etiche uscì dall’agenda del Pdl e rimasero solo le scorie dell’ennesimo smarcamento dell’ex leader di An. La settimana scorsa, invece, proprio in materia di fine vita, s’è preparata la micidiale arma contro il Pdl e la sua maggioranza berlusconiana. Il summit dei fedelissimi finiani è avvenuto attorno al tavolo della redazione dell’organo della defunta (?) An. Presenti, tra gli altri, Italo Bocchino, Fabio Granata e l’ex radicale Benedetto Della Vedova. Come correggere il testo di legge Calabrò, ritenuto clericale e troppo sdraiato ai piaceri della Chiesa? Paradossalmente il finiano di ferro Bocchino è stato quello che ha spinto maggiormente per «una sconfitta onorevole» e ha proposto un mezzo maquillage del provvedimento: un emendamento che avrebbe dovuto essere una sorta di mediazione tra gli impulsi laicisti di Fini e le convinzioni più cattoliche della maggioranza del partito. Il fronte più radicale era invece guidato dalla Perina e da Della Vedova. Le indecisioni sul da farsi sono state spazzate via il giorno successivo, quando nel merito è entrato anche il leader della fronda laicista: Gianfranco Fini in persona ha rotto gli indugi il mattino presto di giovedì e, in una seconda riunione dei suoi fedelissimi, ha affossato la versione morbida e lanciato il testo duro: «Andiamo avanti senza compromessi, via libera all’emendamento Della Vedova». Non è un caso che soltanto 48 ore prima tra Fini e Berlusconi sia avvenuto un incontro-scontro sui temi della giustizia: un faccia a faccia accompagnato da urla, sebbene ufficialmente smentite. Che i finiani stiano affilando i coltelli è evidente anche da un altro fattore: sul fronte giustizia sono pronti a votare con l’opposizione una mozione di sfiducia nei confronti di Nicola Cosentino, candidato in pectore per la Regione Campania e ora sotto l’attacco della magistratura. Già scaricato da Fini, potrebbe adesso subire l’onta di una esplicita cacciata dal fuoco amico.
Tornando al merito del testo sul biotestamento, la correzione voluta da Della Vedova e benedetta da Fini prevede due niet: «no» all’eutanasia ma anche «no» al divieto di sospendere alimentazione e idratazione artificiale. Di fatto un’apertura allo «staccare la spina». A spiegare meglio il senso della norma, lo stesso Della Vedova secondo cui «se si tratta di un paziente non cosciente, si lascia la decisione relativa ai trattamenti ai familiari e ai medici in base al codice di deontologia». Il problema squisitamente politico è che dietro alla firma di Della Vedova si sono accodate quelle di altri onorevoli: tutti i finiani tra i quali Flavia Perina, Fabio Granata, Enzo Raisi, Fabio Gava, più qualche altro pidiellino. Nel pomeriggio di ieri, tuttavia, i sostenitori dell’emendamento di Della Vedova hanno iniziato a togliere la propria firma dal documento: una fuga di certo destinata a crescere nelle prossime ore. Hanno eliminato la propria adesione Fiorella Ceccacci, Mario Pepe, Bruno Murgia, Anna Maria Bernini, Lella Golfo, Giancarlo Lehner, Lorena Milanato, ma anche Fiamma Nirenstein, Alessandra Mussolini e il finiano Filippo Ascierto. Le defezioni potrebbero non finire qui, visto che per il ritiro della firma c’è tempo fino a quando l’emendamento non verrà discusso in Commissione: calendarizzato per il 24 novembre, potrebbe slittare di una settimana per poi approdare in Aula nel mese di dicembre.
Sebbene alcuni nel partito tendano a minimizzare lo scontro in atto tra i supporter del presidente della Camera e non, di fatto la fronda finiana scalda i muscoli. E, al di là delle proprie convinzioni personali sui delicati temi etici, il ripiegamento dei cofirmatari all’emendamento va letto come un non voler apparire un finiano, in un clima torrido da chi sta con chi.