Blitz sul Tfr: prelievo al 50 per cento Per le imprese batosta da 5 miliardi

In Viale dell’Astronomia si fa il conto sulle botte ricevute dall’esecutivo: taglio del cuneo fiscale ridotto, aumento dei contributi, addio alla flessibilità e anche «eredità» aziendali più care

Gian Battista Bozzo

da Roma

In viale dell’Astronomia si stanno facendo i calcoli: non delle distanze siderali, come suggerirebbe l’indirizzo, ma del conto profitti e perdite che questa legge finanziaria comporta per il sistema industriale. Confindustria fa i conti con le sorprese. La più grossa è il Tfr. Ieri, nelle versione (forse) finale della finanziaria, il prelievo forzoso del Tfr inoptato (cioè non destinato dai lavoratori alla previdenza complementare) è stato ridotto in extremis dal 65% al 50% del totale. Ma la botta a carico delle imprese resta pur sempre molto grossa. Ai 5 miliardi «espropriati» all’intero sistema delle imprese, bisogna aggiungere gli oneri aggiuntivi di un finanziamento sostitutivo presso le banche: ad un primo calcolo, gli esperti di Confindustria parlano di un 5%, cioè almeno 250 milioni di euro.
Il governo è preoccupato per l’accoglienza molto negativa che la Confindustria ha riservato alla Finanziaria. Non c’è soltanto il malumore per una riduzione del cuneo fiscale meno incisiva, dai 9 miliardi promessi a 6 miliardi di euro: la prima tranche sarà a marzo, la seconda a settembre. Sul Tfr, c’è aria di rivolta. Tanto che il ministro del Lavoro Cesare Damiano invita gli imprenditori a non dare la disdetta all’accordo sulla previdenza complementare. Un’azione per la quale, secondo Maurizio Sacconi (Forza Italia), «vi sono tutte le condizioni». E il ministro per l’attuazione del programma, Giulio Santagata, si affanna a negare che «stupisce» l’allarme degli industriali su cuneo fiscale e Tfr. «Si tratta di due operazioni il cui impatto ha ordini di grandezza molto differenti». Santagata sostiene, per esempio, che un’impresa con 10 dipendenti (5 dei quali versino il Tfr alla previdenza complementare) e costo del lavoro pari a 230mila euro, verserà all’Inps 3.500 euro e ne riceverà 6.900 grazie al cuneo. Inoltre il ricorso al sistema bancario per sostituire l’autofinanziamento costituito dal Tfr avrà un costo aggiuntivo di 175 euro, ma ne riceverà 195 di compensazione. Santagata non dice però che le compensazioni partono dal 2008, mentre i versamenti del 50% del Tfr incominciano dal 1º gennaio 2007. Le compensazioni sono costituite dal taglio dei cosiddetti oneri impropri (assegni di maternità e di disoccupazione. Anche prendendo per buono l’esempio del ministro, è comunque evidente che il beneficio del cuneo si dimezza.
Negli uffici della Confindustria la Finanziaria viene spulciata, alla ricerca di altre brutte sorprese. Cuneo e Tfr a parte, ci sono da calcolare gli effetti delle nuove norme sulle successioni, che riguardano ovviamente anche le aziende, in particolare le medie e piccole, non quotate. Saranno colpite anche le donazioni, ad esempio nei cosiddetti «patti di famiglia» in cui si trasferiscono beni, ma anche aziende e partecipazioni. Non manca poi, anche se in misura limitata, un aumento dei contributi previdenziali per il lavoro dipendente: lo 0,3% che finora era «figurativo» diventa reale, quindi la contribuzione passa dal 32,7 al 33%. Lo 0,3% aggiuntivo è per intero a carico dei datori di lavoro. L’aumento dei contributi per i lavoratori parasubordinati (i co.co.co) - passano dal 18,20% al 23,5% - è finalizzato, fra l’altro, a scoraggiare le imprese dal ricorso a forme di lavoro flessibile, o comunque non a tempo indeterminato, rendendole meno convenienti.
Sull’altro fronte, quello dei benefici, c’è la mobilità «lunga», che riguarda praticamente solo la ristrutturazione alla Fiat. Le cifre sono infatti molto modeste: per questa misura sono stanziati 2 milioni per il 2007, 59 milioni per il 2008 e 140 milioni dal 2009 in poi. Oltre alla rottamazione dei frigo (già chiamata «legge Merloni») c’è una rottamazione dei vecchi traghetti. Il Fondo del ministro Bersani per la competitività e lo sviluppo vale 300 milioni per il 2007, e 400 milioni per il 2008 e 2009. Al Fondo per la finanza d’impresa vengono assegnati 50 milioni per il 2007, 100 per il 2008 e 150 per il 2009. Il Fondo per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà è finanziato con 15 milioni per il 2007, e 35 milioni per il 2008 e il 2009. Non c’è davvero da scialare.