blocca l’Italia

Romano Prodi l’ha detto chiaramente sabato a Napoli: «Abbiamo chiuso definitivamente la stagione degli annunci di infrastrutture e delle approvazioni di progetti privi di copertura». Verissimo; la nuova linea dell’Unione è quella di non permettere nemmeno l’annuncio di nuove infrastrutture: si bloccano ancor prima.
Funziona così: basta che qualcuno abbia un’idea, che salti fuori un finanziamento europeo, che ci sia una possibilità di sviluppo per l’Italia, che si ipotizzi un qualcosa di idoneo a farci diventare un Paese al livello del resto d’Europa - che so io, una Spagna degli ultimi tempi - e immediatamente nasce un comitato con il prefisso come variabile indipendente: «No». Poi, può essere «No Tav», «No Terzo Valico», «No Expo», «No nucleare», «No rigassificatore». Potrei continuare per pagine. Ma è chiaro. No?
Così come è chiaro che, in appoggio a questi comitati, ci sono sempre le forze dell’ala massimalista dell’Unione, quelle necessarie alla vittoria del centrosinistra, ma non sufficienti a garantire le promesse di sviluppo dei sedicenti riformisti dell’Unione, molto sedicenti e poco riformisti. Che senso ha che il marito (Prodi, Veltroni, Di Pietro fate voi) dica che le infrastrutture sono alimento necessario per il Paese, se la moglie (Rifondazione, Pdci, Verdi, fate voi) non fa accendere neanche i fornelli? Come va a finire? Si mangia? No!
Pensate alle due storie che vi raccontiamo oggi. Il treno-veloce Milano-Genova, a giudizio unanime, è l’infrastruttura necessaria per trasformare il porto di Genova nella porta d’Europa, ingresso obbligato delle merci che arrivano dal Far East indiano e cinese. Ma non si fa. È come avere in mano il biglietto vincente della lotteria e buttarlo via, roba che nemmeno il Mariotto Segni dei bei tempi. Geniale, no?
Oppure, l’Expo 2015. Milano se la gioca con Smirne e oggi arrivano in città i delegati del Bie, il Bureau International des Expositions, supremi giudici della scelta della sede. Ci sono in ballo investimenti per la città pari a 14 miliardi di euro, cifra che altrimenti non arriverà. Soprattutto, investimenti puliti, con tanto di consulta ambientale e consultazione di ambientalisti doc. E noi come li accogliamo? Stamattina con il tradizionale sciopero a Malpensa. Mercoledì tocca ai «No Expo», dove c’è di tutto, dal Leonka alla lista di Fo, dai comici comunisti a comunisti comici. Protestano, fra l’altro, contro il lavoro «precario, subappaltato e in nero» che potrebbe riguardare i 70mila nuovi occupati che si calcola possano essere creati dall’Expo. Come dire? Per protestare contro i cantieri poco sicuri e il lavoro precario, si preferisce nessun cantiere.