Blocca processi: tregua tra governo e Csm Castelli: "Ripartire dal lodo Schifani"

Dopo le voci sulla possibile incostituzionalità slitta il parere di Palazzo dei Marescialli. <strong><a href="/a.pic1?ID=271234">L'appello di Mantovano</a></strong>: &quot;I magistrati smettano di fare politica&quot;. Tempi più lunghi per valutare il caso Mills. L'ex ministro della Giustizia Castelli: <strong><a href="/a.pic1?ID=271431">&quot;Far ripartire il dialogo dal lodo Schifani&quot;</a></strong>

Roma - Svelenire il clima è la parola d’ordine al Csm, dopo le troppe polemiche e l’intervento del Quirinale. Sia per il parere sulle norme sospendi-processi, che per le pratiche a tutela dei magistrati di Milano attaccati dal premier, Silvio Berlusconi.

Si riunisce la sesta commissione e, per «ragioni di opportunità», rinvia a oggi la discussione sulla bozza preparata dai relatori Fabio Roia e Livio Pepino, che ha provocato molte critiche per le anticipazioni sui rilievi di costituzionalità formulati agli emendamenti del pacchetto-sicurezza, battezzati dall’opposizione «salva-premier». Nessuna bocciatura, nulla di definitivo, ma solo una proposta che dev’essere discussa, eventualmente modificata e infine votata anche dal plenum, è stato precisato dopo il colloquio tra il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, e il capo dello Stato Giorgio Napolitano, che è anche numero uno del Consiglio. E visto che oggi il Senato approverà il testo finale del decreto, con tutti i suoi emendamenti, il laico di sinistra Mauro Volpi, che presiede la Commissione, propone di iniziare a valutarlo nella sua complessità solo questo pomeriggio. Tutti d’accordo, meglio far calare le tensioni, essere prudenti e cercare una soluzione il più possibile condivisa. «Il parere del Csm non è vincolante - ricorda Piero Alberto Capotosti, già vicepresidente del Csm e presidente della Corte Costituzionale -, ma è rilevante». La discussione in commissione proseguirà giovedì, se non sarà fissata una seduta straordinaria per domani e dunque non approderà all’assemblea questa settimana ma, semmai, la prossima.

E i tempi si allungano. Anche per la prima commissione che doveva discutere ieri delle pratiche a tutela del presidente del tribunale milanese, Nicoletta Gandus, ricusata dal premier nel processo Mills, e del pm Fabio De Pasquale che rappresenta l’accusa. Anche qui si accoglie all’unanimità la proposta del laico del Pdl, Gianfranco Anedda, di acquisire prima di entrare nel merito alcuni documenti: la copia del resoconto stenografico della seduta del Senato in cui il presidente Renato Schifani ha letto la lettera di Berlusconi, l’istanza di ricusazione del giudice Gandus presentata dai legali del premier e il parere del pg di Milano che ha giudicato «inammissibile» la ricusazione.

Nello scenario politico, però, le polemiche non si placano. E il portavoce di Forza Italia, Daniele Capezzone chiede se è vero che tre magistrati (Pepino, Fresa, Roia) che dovranno valutare al Csm la controversia tra il premier e la Gandus sarebbero a loro volta firmatari della stessa lettera-appello anti-Berlusconi che costituisce proprio la base della ricusazione del giudice. «Per di più - sottolinea Capezzone - due di loro (Pepino e Roia) sono anche relatori, in altra commissione del Csm, sugli emendamenti Pdl al Senato», quelli sospendi-processi. C’è allora un «conflitto d’interessi»?

«Il centrodestra cerca di imbavagliare il Csm», accusa il ministro-ombra della Giustizia del Pd, Lanfranco Tenaglia. «È stata l’opposizione - gli risponde Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori Pdl - a cavalcare le indiscrezioni uscite dal Csm, al punto che qualcuno già sabato pomeriggio invitava Berlusconi a “riflettere” sulla bozza di risoluzione diffusa dalle agenzie di stampa».