Bloccato il condono chiesto dai Ds per un contenzioso da due milioni

La società immobiliare vicina alla Quercia voleva saldare i debiti col fisco per la sede di Via Nazionale

Pietro Balducci

da Milano

Si fa ma non si dice. I furbetti del Botteghino hanno tentato di seppellire un contenzioso con il fisco approfittando di uno dei condoni decisi da Giulio Tremonti, l’ex ministro dell’Economia del governo Berlusconi. Ma il loro tentativo è stato rispedito al mittente dall’Agenzia delle entrate, proprio in uno degli ultimi giorni in cui lo stesso Tremonti manteneva la carica di titolare del dicastero di via Nazionale.
Cos’era successo? La Beta Immobiliare, una società controllata dai Democratici di sinistra, in cui il partito di Fassino e D’Alema aveva collocato gran parte del suo patrimonio immobiliare, risultava in contenzioso con il fisco per tasse non pagate per complessivi 2,350 milioni di euro. Questo contenzioso risaliva al 1997 e riguardava imposte ipotecarie e catastali relative all’acquisto di un ramo d’azienda. I Ds, per risolvere il problema con l’erario, avevano deciso di aderire a uno dei condoni decisi da Tremonti. Cioè, in pubblico hanno tuonato contro il condono, un provvedimento che hanno definito come un invito esplicito ad evadere le tasse, in privato ne hanno approfittato senza alcuno scrupolo.
La Beta Immobiliare, che nel frattempo era stata messa in liquidazione, ha aderito al condono versando 700mila euro per chiudere il contenzioso con il fisco. Solo che non aveva fatto i conti con l’Agenzia delle entrate, che contro l’adesione al condono della Beta immobiliare ha fatto ricorso in appello. La società immobiliare dei Ds, a sua volta, ha deciso di accantonare in bilancio 1 milione 650mila euro, cioè la differenza fra quanto contestato - 2 milioni 350mila euro - e i 700mila euro versati per aderire al condono. Quest’accantonamento a fondo rischi servirà a pagare l’erario nel caso l’Agenzia delle entrate riesca a vincere il ricorso. Non è finita. Pochi giorni dopo lo svolgimento delle ultime elezioni politiche di aprile, quando il governo Prodi non si era ancora insediato, l’Agenzia delle entrate ha anche inviato alla Beta immobiliare una cartella esattoriale come «avviso di irregolarità sulle somme versate a regolarizzazione degli omessi versamenti». Insomma, il fisco ha accusato la società dei Ds di avere barato anche quando ha aderito al condono.
La Beta immobiliare ha definito l’avviso dell’Agenzia delle entrate una cartella pazza, semplice frutto di un errore dell’erario e non di una loro irregolarità nei pagamenti. Adesso che al ministero dell’Economia è arrivato Vincenzo Visco, viceministro e ds, la disputa fra il fisco e i Democratici di sinistra potrebbe assumere contorni imprevedibili.