Blocchi in Puglia: manifestante muore investito da furgone

Bepi Castellaneta

da Bari

I blocchi sono stati tolti solo in tarda mattinata, dopo un’altra notte di tensione e rabbia che ha spaccato la Puglia a metà, facendola sprofondare in un vero e proprio incubo in cui si intrecciano disperazione e rabbia. La regione per diverse ore è rimasta isolata: occupate le stazioni ferroviarie, impossibile la circolazione non solo in autostrada ma anche su statali e provinciali invase dal fiume in piena della protesta degli agricoltori, una protesta proseguita anche in serata con qualche blocco a singhiozzo fino poi all’accordo trovato in nottata col ministro dell’Agricoltura Alemanno.
Ieri migliaia di persone sono rimaste imprigionate in quel serpentone di auto che si snodava tra Canosa di Puglia e Cerignola; tra loro anche numerosi turisti di ritorno dalle vacanze estive: hanno atteso per ore, sono stati assistiti con bottiglie d’acqua, latte e merendine. «Non è possibile, questo è sequestro di persona», ripetevano gli automobilisti imbottigliati per ore su un’interminabile striscia d’asfalto invasa dai trattori dei viticoltori, i quali chiedevano interventi urgenti per un settore da tempo sprofondato in una crisi resa ancor più grave dal crollo del prezzo dell’uva. L’ultimo capitolo dell’ondata di protesta che si è abbattuta sulla Puglia è cominciato durante la notte tra domenica e lunedì, con l’occupazione della stazione di Cerignola, dove alla fine è intervenuta la polizia per sgomberare i binari. Disagi anche alla stazione di Bari per i gravi ritardi: il primo treno è partito solo all’alba, dopo dodici ore di attesa. E poi ancora: in mattinata blocchi sulle autostrade A14 e A16, sempre in direzione nord, e su statali e provinciali.
Il fronte della protesta si è poi allargato alla provincia di Bari, in particolare a Canosa di Puglia, dove un agricoltore di 54 anni, Giuseppe Rella, è morto dopo essere stato investito sulla statale 231 da un furgone che aveva tentato di superare gli ostacoli. Il giorno dopo la tragedia, sull’asfalto ci sono fiori e una fotografia lasciata dagli amici della vittima. Secondo una prima ricostruzione, a bordo del furgone c’erano quattro muratori diretti a Rimini che sono riusciti a superare un primo sbarramento; poco dopo il conducente si è trovato dinanzi a un secondo blocco e ha inserito la retromarcia travolgendo i manifestanti: Rella è morto, altri due agricoltori sono rimasti feriti. E a quel punto si è scatenata la rabbia dei manifestanti: gli occupanti del furgone sono stati picchiati; uno di loro è ricoverato in ospedale in prognosi riservata. Il furgone è stato distrutto dalle fiamme, il conducente è stato arrestato per omicidio colposo.
Sono state ore di paura e tensione. La regione si è trasformata in una polveriera. E non sono mancati gravi atti intimidatori: l’ingresso della villa del sindaco di Barletta è stato dato alle fiamme, la sede della Flai Cgil di Cerignola è stata devastata dai vandali, mentre la procura di Trani ha aperto un’inchiesta sui danneggiamenti subiti dagli agricoltori che hanno deciso di non partecipare alle manifestazioni.
Questo mentre si accavallano le riunioni nel tentativo di arginare una situazione incandescente. L’ultima si è tenuta ieri pomeriggio nella prefettura di Bari, dove è arrivato il ministro dell’Agricoltura, Gianni Alemanno. L’obiettivo era trovare un’intesa in tempi rapidi, perché la tregua sul fronte del traffico era tutt’altro che rassicurante e già in serata i manifestanti avevano impedito il passaggio dei mezzi pesanti sulla statale nei pressi di Orta Nova e Cerignola. «Non abbiamo svenduto i nostri interessi - tiene a precisare Alemanno -, lo respingo con sdegno e con forza. Non è vero che sono state autorizzate importazioni dall’estero». Il ministro dichiarava agli agricoltori di essere pronto a promuovere un decreto legge che preveda un contributo una tantum di tremila euro per ogni produttore. «Ma oltre questo tetto - spiega - non possiamo andare perché l’Unione Europea non ci autorizza». Alemanno ha comunque annunciato che sarà chiesto all’Ue lo stato di «distillazione di crisi», in modo da attingere a un fondo di ottanta milioni di euro da destinare in gran parte agli agricoltori pugliesi. Il ministro, insieme al presidente della Regione, Nichi Vendola, ha anche lanciato l’allarme sul rischio di possibili infiltrazioni criminali nella protesta con l’obiettivo di arricchirsi con manovre speculative. Poi, come detto, arrivava l’accordo.