Blocchiamo i barbari a Piacenza

La città non è del suo sindaco, e non può patirne gli errori quando non sia più possibile rimediarli, quando ad altri tocchi di amministrare. Una città è dei cittadini che la abitano, e deve essere protetta da una forte coscienza civica e individuale, e da poteri che controllino e non si garantiscano per complicità o per indifferenza. E, per questo, il sindaco non è un podestà, e in materia delicata come la tutela dei beni culturali, le sue decisioni, e quelle della giunta, oltre al vaglio di un consiglio comunale, sperabilmente non asservito, con maggioranze infrangibili, devono essere condivise da una Soprintendenza, i cui tecnici non hanno un'investitura politica, ma una funzione tecnica. Ciò serve a garantire a questi edifici, come per i dipinti, buoni restauri, o per impedire che un monumento storico sia abbattuto per esigenze pratiche. Il potere dello Stato deve essere lontano e disinteressato, per difendere un bene, al di là degli interessi locali o vicini. Per questo la città di Piacenza non può consentire che il suo sindaco, contro le più semplici ragioni della tutela, faccia quello che gli studiosi, gli urbanisti e le associazioni culturali ambientali, Italia Nostra, Deputazione di Storia Patria, dicono inaccettabile, spiritualmente, moralmente, e politicamente. Politica è difesa della polis. E spiace leggere la rassegnazione nelle parole di Patrizia Soffiantini, sul giornale più influente della città, la Libertà, nella piena consapevolezza del giudizio della più grande storica della architettura emiliana del ’700, Anna Maria Matteucci, che richiama l’unicità nella villa minacciata da una tangenziale. «Piacerebbe a tutti conservare Villa Serena nella solitaria pulizia della campagna circostante. Preservarla dal raccordo viario a doppia corsia tra tangenziale sud e via Einaudi, e così tenere lontani anche i probabili assalti, capannoni, villette e cemento assortito. Ma si ha l'impressione che... non ci sia più tempo... Solo la Soprintendenza potrebbe dare una svolta, vincolando l'area attorno». Dunque tutte le anime belle, e con loro tutti i cittadini sensibili, riconoscono ciò che è giusto. E quindi accettano la decisione sbagliata. Ma come è possibile che le carte della burocrazia siano più forti della verità e della civiltà? Come è possibile che una sentenza di morte sia inappellabile? Finché l'orrore non è compiuto occorre poterlo impedire. Si deve mobilitare la sinistra intelligente della città di Piacenza. Non può non reagire, un uomo capace e lucido come Pier Luigi Bersani, già presidente della Regione, e già ministro dell'Industria; non può non ribellarsi l'ex sindaco Giacomo Vaciago, già consigliere del ministro dei Beni Culturali. Non può essere indifferente un uomo colto e civile, che tanto ha fatto per Piacenza, e per la conservazione dei suoi monumenti, come Corrado Sforza Fogliani, che ha gli strumenti per convincere il sindaco, ricordandogli le elargizioni della Banca, per il restauro di monumenti e per le attività culturali della città. Non può rassegnarsi la proprietà del giornale che interpreta lo spirito dei piacentini, la Libertà, con l'energia di Donatella Ronconi e la determinazione di Gaetano Rizzuto. Non possono essere complici i piacentini illustri, che stanno lontani, ma portano nel cuore la memoria di luoghi incontaminati e preservati. Saranno da me chiamati Francesco Alberoni e Giorgio Armani per fermare un'Amministrazione che persegue gli obiettivi rinfacciati a una destra incolta, e amica del cemento. Ma prima di loro mi chiedo: dove sono i Verdi, gli ambientalisti? E come possono pensare di non intervenire, di fingere di non vedere, il Soprintendente regionale Maddalena Ragni e il Soprintendente di settore Luciano Serchia? Hanno o no, la coscienza e la responsabilità del loro ruolo? Non un solo attimo avrebbe esitato il loro rimpianto collega... Elio Garzillo, che ha sfidato tutti i poteri a destra e a sinistra, per affermare il solo potere della civiltà e della bellezza, la difesa della memoria, che tanto si esalta a parole e sempre si cerca di negare nei fatti. Vergogna per i sindaci di Valtidone e Valluretta che, senza vedere e senza capire, difendono il loro collega di Piacenza, con il ridicolo argomento che la mia richiesta di rispettare lo spazio nel quale domina Villa Serena sia «assolutamente tardiva». Non c'è un tempo, non c’è una scadenza per difendere i valori di civiltà. Scendano dalle loro valli, vadano in quel luogo incontaminato e abbiano la sensibilità di riflettere e di capire che i legittimi interessi della viabilità, verso le loro belle cittadine, non possono prevalere sui principi inappellabili della tutela. Essi sanno perfettamente che la strada della Veggioletta è indissolubilmente legata all'ambiente della villa, e non può essere interrotta da una ferita di cemento che attraversa la campagna immacolata. Le loro pratiche esigenze possono essere soddisfatte, facendo passare la mortificante bretella alle spalle dell'edificio, in un punto più alto di via Einaudi. Gli egoismi non devono prevalere: i cittadini di Piacenza devono pretendere che gli amministratori non sequestrino gli spazi della città, per i precisi interessi di altre comunità, sacrificando la bellezza alla viabilità. Quest'ultima, deve essere garantita senza ledere le testimonianze, sempre più rare e preziose, di un tempo perduto. L'appello è politico, non alla sinistra o alla destra, agli intelligenti contro i barbari, ai cittadini contro chi pretende di rappresentarli tradendoli.