«Blocchiamo le moschee prima che scorra sangue»

I leghisti Boni e Salvini invocano lo stop alla costruzione di altri luoghi di culto per i prossimi 10 anni De Corato: «La città è sempre a rischio»

Sarebbe troppo facile dire «l’avevamo detto». E infatti il capogruppo milanese della Lega Matteo Salvini cerca di trattenersi, e si limita ad augurarsi che «non si debba aspettare il morto, per sigillare una volta per tutte la moschea di viale Jenner o il centro culturale islamico di via Padova». Luoghi frequentati, secondo gli investigatori, da alcuni dei presunti terroristi islamici arrestati ieri a Milano. Riferimento esplicito, quello di Salvini, all’omicidio di Tor di Quinto a Roma che ha scatenato le espulsioni dei cittadini romeni per motivi di sicurezza. «In Italia - critica Salvini - siamo portati ad aspettare il sangue prima di intervenire». Soluzione: «Non bisogna autorizzare nessuna moschea per dieci anni».
Dura anche la reazione del capogruppo del Carroccio in Regione, Davide Boni, che ribadisce come «ancora una volta, dopo gli inutili allarmi lanciati in tutti questi anni in materia di immigrazione clandestina e di campi nomadi abusivi, gli arresti effettuati anche a Milano nell’inchiesta sul terrorismo internazionale dimostrano che tutti i nostri timori erano più che fondati». Boni punta il dito contro «una vera e propria attività di reclutamento e indottrinamento secondo dettami puramente estremisti», che veniva svolta «come se niente fosse sul nostro territorio». Come «peraltro» la Lega ha già chiesto più volte, sottolinea Boni, «credo sia necessario chiudere i centri irregolari e conniventi con il terrorismo, e procedere a un censimento e un controllo rigido di ciò che viene insegnato nelle moschee».
Mamhoud Asfa, direttore della Casa della Cultura di via Padova, nata nel 1993, prende le distanze e ricorda che «i centri islamici, come le chiese e le sinagoghe, sono luoghi pubblici, dove chiunque può venire a pregare. Non possiamo essere responsabili di chiunque ci entra». Una giustificazione a cui il Carroccio in primis è sordo, tant’è che non più tardi di aprile ha organizzato un corteo per bocciare l’allargamento della moschea e rilanciare con la chiusura tout court del centro culturale.
La magistratura milanese, «e nella fattispecie il procuratore aggiunto Armando Spataro, che non è nuovo a queste operazioni - ricorda il vicesindaco e deputato di An, Riccardo De Corato -, conferma ancora una volta di disporre di un know how e di un’alta professionalità che permette di disattivare preventivamente le cellule della jihad fondamentalista». Dopo l’undici settembre, spiega, Milano «come le grandi metropoli internazionali è una città a rischio di infiltrazioni del terrorismo islamico. Fortunatamente possiamo contare su una capacità investigativa di magistrati e forze dell’ordine unanimemente riconosciuta, che costituisce la migliore garanzia in termini di sicurezza del territorio».