«Un blocco cristiano in Parlamento»

Mazzocchi: «Dobbiamo difendere le nostre idee contro i laicisti»

Da Roma
Deputato Antonio Mazzocchi, sfidando lo sciopero dei giornalisti ieri lei ha promosso il primo incontro dei Cristiani riformisti, una nuova associazione, un «pensatoio» per il centrodestra, l’ha definito. Bel coraggio: Roma bloccata, stampa assente, valori cattolici in prima linea. Volete il partito unico dentro il Ppe. Ma Fini è d'accordo?
«Il senso dell’incontro e della nostra proposta è quella di dare più peso ai valori cristiani. Su questi valori, pensiamo che si possa e si debba fare blocco in Parlamento, contro i valori laicisti dominanti».
Dominanti?
«Be’, pensi alla proposta del capo dello Stato sull'eutanasia, all'idea di famiglie allargate o "diverse", all'inseminazione artificiale... ».
Conosciamo l'argomento... Ma siete integralisti teo-con dichiarati?
«Non propriamente, anche se quel movimento americano è portatore di molti elementi positivi».
Con Papa Ratzinger vi troverete senz'altro d'accordo.
«Assolutamente sì, Papa Benedetto ci piace tantissimo, ha cultura profonda e rispetto per tutte le religioni. Al suo alto magistero ci riferiremo per un nostro prossimo convegno, dal titolo: “L'Occidente minacciato”. Però non ci definiremmo integralisti cattolici perché, pur essendo per la valorizzazione della famiglia tradizionale, pensiamo che vadano riconosciute e laicamente affrontate anche le sfide dei nuovi tempi, come coloro che chiedono cose diverse dalla famiglia tradizionale. Il rispetto loro dovuto, però, non significa che essi, assieme ad alcuni diritti, non abbiano anche dei doveri nei confronti della nostra società occidentale. Siamo per il confronto, in linea con l'insegnamento di Pinuccio Tatarella».
Lei è stato assessore comunale dc a Roma, di rito andreottiano, prima di essere deputato di An. Tatarella teorizzava lo «sfondamento di An al centro». Volete riprovarci?
«In effetti, lui è stato un precursore assoluto: aveva capito che occorre andare “Oltre il Polo”, cosa che non significa tradire la nostra leadership, perché Berlusconi resta il più bravo, un leader cui va tutta la nostra riconoscenza. La nostra idea è che il centro politico moderato vada rafforzato e che An debba contribuire a questo processo. Soprattutto attraverso l'opportunità del partito unico e dell'adesione al Ppe».
Siete gli avanguardisti del Ppe.
«Sì, ci si potrebbe definire in questo modo. Dobbiamo recuperare la centralità dell'agone politico, grazie alla riaffermazione dei nostri valori cattolici, propri di un ceto medio tartassato dal nuovo governo... ».
Lei in An è responsabile delle piccole e medie aziende: non è proprio un caso che difenda il ceto medio...
«No, certo. Però guardi che noi di Cristiani riformisti ci rifacciamo all'insegnamento sociale della Chiesa. Per noi l'economia non deve guardare al profitto, ma al benessere della persona umana. Anche degli umili».
Alla riunione erano presenti anche De Gregorio, Carra, Cutrufo, Leoluca Orlando, Publio Fiori: un centro trasversale che torna ad agitarsi.
«Guardi, io penso che entro cinque anni, volenti o nolenti, ci si raggrupperà in Europa attorno alle due grandi formazioni storiche: Pse e Ppe. Per questo, la sfida che lanciamo alla Conferenza programmatica di An è di seguire e aiutare Fini in questa nuova scommessa, che apre ampi orizzonti all'intero centrodestra italiano, rivolgendosi anche a settori della maggioranza in difficoltà».