Blocco degli sfratti anche dove non ce ne sono

Blocco sfratti, anche dove non ce n’è. È in atto dall'l marzo, per gli inquilini delle fasce protette, il blocco degli sfratti (il 22° in trent'anni - quasi uno all'anno, dunque - e ciò solo a far tempo dalla legge dell'equo canone del 1978, che avrebbe dovuto porvi fine, come fin da allora «comandato» dalla Corte costituzionale). Durerà sino al 15 ottobre di quest'anno e interessa un migliaio di Comuni (territorialmente, è - con il blocco del febbraio dell'anno scorso - il più esteso fra quelli varati). Ogni informativa al suo proposito è scaricabile dal sito della proprietà immobiliare (www.confedilizia.it), ma - in questa sede - alcune osservazioni si impongono.
Quello in essere è un blocco ipocrita. Conscio della propria cattiva coscienza e, soprattutto, per «aggirare» la Consulta, il legislatore ha coraggiosamente scritto che il blocco è disposto «in attesa della compiuta realizzazione dei programmi concordati all'esito della concertazione istituzionale per la programmazione in materia di edilizia residenziale pubblica». Ma durerà fino a ottobre, e cioè un lasso di tempo durante il quale il nostro Stato non riesce a costruire neanche un box. Il blocco, in secondo luogo, riguarderà anche Comuni nei quali - secondo un'indagine del ministero delle Infrastrutture - non esiste neppure uno sfratto che interessi categorie protette (sono del resto 6 in tutta Italia i Comuni nei quali vi sono più di 30 sfratti di questo tipo). Sulla base di questi due elementi di fatto, c'è allora da chiedersi perché il blocco sia stato disposto. E le risposte, sono: 1) per l'effetto espansivo anche sugli sfratti ordinari che, comunque, il blocco esercita; 2) per umiliare ancora una volta, da parte di Rifondazione comunista, i diritti proprietari così come si voleva fare anche con il Catasto patrimoniale; 3) per seminare una «polpetta avvelenata» - anche se l'opposizione attuale questo fatto non l'ha denunciato - sul cammino del futuro governo.
Quel che è certo è che il nuovo blocco avrà, comunque, un effetto sconvolgente sulla proprietà. E che la classe politica - salvo rare eccezioni - non ha più alcun diritto di lamentare la scarsa propensione dei proprietari a locare: a parte non guadagnarci niente, o quasi, per l'enorme tassazione (se non rifugiandosi nel nero), il proprietario non sa oggi più neanche se ritornerà in possesso della propria casa locata.
* presidente Confedilizia