Blocco e Lirico, il sindaco bacchetta gli assessori

L'assessore Vittorio Sgarbi che sbatte sul tavolo la pubblicazione dedicata all'architetto Antonio Cassi Ramelli (che ricostruì il teatro Lirico dopo l'incendio del 1938) e minaccia di dimettersi. La collega Carla De Albertis che propone al sindaco di sottoporre gli assessori al test dell'alcol. Il più «tartassato» della settimana, quello al Traffico Edoardo Croci, duramente ripreso da Letizia Moratti e quando prova a spiegarsi viene zittito come l'alunno di fronte alla prof. Scene della giunta comunale che si è riunita ieri mattina a Palazzo Marino. Il primo a finire nel mirino del sindaco è proprio Croci. Nel corso della settimana sono fioccate polemiche per il blocco padano che cade in concomitanza con la Bit al Polo di Rho-Pero, le ultime feste di carnevale e «MilanoVendeModa» in Fiera. Richieste di deroghe da ogni dove, la protesta del presidente della Fiera Michele Perini e dell’assessore al Turismo Massimiliano Orsatti. Regione e Comune ci hanno «messo una pezza» consentendo alle auto di viaggiare almeno sulle tangenziali per permettere ai visitatori di raggiungere la Bit. Ma il governatore Formigoni nei giorni scorsi ha fatto presente alla Moratti che il suo assessore al Traffico era stato informato della data almeno 20 giorni prima dell’ufficializzazione. Il sindaco in giunta ha criticato Croci per non averglielo comunicato tempestivamente, impedendole così di negoziare con la Regione un eventuale spostamento della data a un weekend in cui si concentrassero meno eventi di richiamo. Il sindaco ha ripreso l’assessore anche per le dichiarazioni a proposito della creazione di nuove isole pedonali. Scelte che, ha puntualizzato, vanno condivise prima con gli altri assessori. «Niente dichiarazioni in libertà», è stato il monito della Moratti - che deve tener conto anche dei partiti - a Croci. In giornata si sono poi incontrati per un chiarimento.
È proseguito invece anche dopo la giunta il confronto tra Sgarbi e la Moratti. L’assessore alla Cultura si oppone con forza al progetto di ristrutturazione del teatro Lirico e ha dichiarato che «a costo di dimettermi non permetterò che a Milano ci sia una seconda Ara Pacis». Salvo poi fare marcia indietro: «Non mi dimetterò mai». Il sindaco ha richiamato Sgarbi a una «maggiore collegialità», ma nel vis à vis si è convinta con lui nel tentativo di persuadere Gian Mario Longoni, capofila della cordata che restaurerà il Lirico, a variare il progetto. La Moratti ha invitato Longoni a incontrare lei e Sgarbi prima del 5 marzo (prima cioè del consiglio dedicato ai teatri). «La Moratti - riassume Sgarbi - pone il problema di mettere sulla bilancia la difesa del monumento e il diritto di chi ha già avuto l’autorizzazione ai lavori. Il tema non tornerà in giunta, ma il Comune cercherà di convincere Longoni a evitare un intervento così radicale. Il finanziatore è già convinto». Sul Lirico il sindaco discuterà lunedì anche al vertice con la Cdl. Il progetto, anticipa il capogruppo di Fi Giulio Gallera «non può essere bloccato per le pulsioni estetiche di un critico d’arte. Se non condivide la linea politica della maggioranza, ne tragga le conseguenze». Replica di Sgarbi: «Vorrebbe che mi dimettessi perché non è capace di sostenere una dialettica culturale».