Blog e obbligo di rettifica Gli internauti protestano, ma è meglio il Far West?

Nel ddl intercettazioni i blog sono equiparati alle testate giornalistiche. Tra i contrari anche esponenti di destra: Cassinelli (Pdl) presenta un emendamento. <a href="http://www.ilgiornale.it/sondaggio_1a.pic1?PID=281" target="_blank"><strong>Cosa ne pensi? Di' la tua</strong></a>

Il ddl sulle intercettazioni fa discutere la rete. Il comma 29 dell'articolo 1, infatti, riguarda blog e siti di informazione, "ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica", che verranno quindi equiparati alle testate giornalistiche. Se verrà approvato verrà imposto l'obbligo alle rettifiche "pubblicate, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono". La rettifica potrà essere richiesta da chiunque si senta leso e il blogger o il responsabile del sito che non rispetta l'obbligo (o dà meno importanza alla rettifica) potrà essere punito con una multa fino a 12 mila euro.

Un tentativo di regolamentare la rete - e evitare bufale - che ha suscitato le ire del web. Contro la norma, definita già "ammazzablog" sono insorti diversi blog. Tra post contrari e minacce di ritorsioni "virtuali", è stata organizzata anche una manifestazione per giovedì 29 settembre in piazza del Pantheon a Roma. Secondo l’avvocato Guido Scorza, esperto di diritto e web, la norma va a colpire "le poche voci fuori dal coro, quelle non raggiungibili, neppure nel nostro Paese, attraverso una telefonata all’editore e/o al principale investitore pubblicitario": "Quanti blogger rischierebbero 12 mila euro per difendere la loro libertà di parola?", dice il legale.

Ma a contestare la norma non è solo l'opposizione - il solito Antonio Di Pietro ne approfitta per attaccare il governo e bollare il ddl come "misura fascista" - e i blogger di sinistra. Tra le voci contrarie c'è anche il blog di destra Daw che scrive: "La mostruosità di questa norma è evidente a tutti, intanto perchè non c’è una discussione nel merito della rettifica (cioè per il legislatore il sito internet ha torto, a prescindere), e poi perchè 48 ore di tempo di avviso sono troppo poche".

Anche il ministro per la Gioventù, Giorgia Meloni, chiede di modificare la legge perché "Esiste una differenza abissale tra un blog, magari gestito da un ragazzo, un giornale e una televisione. Ben vengano le iniziative parlamentari volte a modificare una norma che, così com’è, rischia di creare molti problemi". Secondo il ministro se è facile regolare il meccanismo di rettifica - "che garantisce la libertà di espressione di tutti, anche di coloro che ritengono di essere stati diffamati" - per i media tradizionali, strutturati e professionali, altrettanto non si può fare su internet, "Non si tratta di sottrarre il blogger alla responsabilità per quello che scrive", precisa la Meloni, "ma di riconoscere la natura della rete e dei suoi meccanismi di diffusione".

Contrario anche il deputato Pdl Roberto Cassinelli, che presenterà un emendamento: "È bene cercare convergenze - spiega - piuttosto che urlare a un’inesistente censura di Stato. Non si vuole soffocare la libertà della rete. Forse c’è poca sensibilità nei confronti del fenomeno". Cassinelli ricorda che "già nel 2010 la rete si mobilitò per modificare il comma 29. Allora lo stesso deputato presentò l'emendamento "scritto con il contributo degli internauti italiani, che puntava a conciliare il giusto principio per il quale chi scrive falsità deve rettificare, con le esigenze del web che continua a evolversi e non può essere represso".

Per Cassinelli la norma dovrebbe superare la definizione di "siti informatici", indicare chiaramente il soggetto che deve rettificare e di inserire la condizione "quando tecnicamente possibile". In alcuni casi, infatti, precisa, "la rettifica di un contenuto pubblicato on-line potrebbe essere impossibile per ragioni tecniche, ad esempio la mancanza di credenziali da parte dell’utente)". Nell'emendamento si chiede anche di modificare il termine di pubblcazione della rettifica a 10 giorni per i blog amatoriali a decorrere "da quando il blogger ha conoscenza della richiesta". Secondo Cassinelli, inoltre, non si può chiedere una rettifica per i contenuti destinati a un gruppo chiuso, nè i commenti ad altri contenuti principali. E questo "per rendere impermeabili all’obbligo di rettifica i profili privati sui social network". Il deputato chiede anche di diminuire le sanzioni che per i siti amatoriali devono andare da 250 a 2.500 euro. Ulteriore riduzione andrebbe applicata a chi indica "un valido indirizzo di posta elettronica al quale far pervenire le richieste di rettifica".

La discussione del ddl alla Camera è slittato alla settimana prossima e si fanno sempre più insistenti le voci secondo le quali il governo porrà la fiducia. Quello che è certo è che se la norma fosse in vigore blog come "Lista Outing" - che la settimana scorsa ha pubblicato una lista di politici presunti omofobi e omosessuali - avrebbe dovuto l'obbligo di rettifica. Insomma, il problema resta: si può regolamentare quello che è nato libero o è meglio tollerare il Far West all'insegna della libertà di espressione?