Il blog non si mangia, lo si vive

Paolo Marchi

Un tempo, giornali, radio e tivù a parte, per accedere ai quali bisogna di norma essere iscritti all’albo dei giornalisti, chi amava scrivere teneva un proprio diario, più o meno segreto, curava il bollettino del circolo o della parrocchia, coltivava i rapporti epistolari con gli amici e le amiche di penna, che sarebbero poi diventati di tastiera per via dell’invenzione delle e-mail. Tutte situazioni rispettabilissime ma che in comune con il giornalismo hanno in genere solo l’uso di una penna, una macchina per scrivere o un computer. Solo che il giornalismo è un po’ come il calcio: sembra facile scrivere, esattamente come fare gol eppure tante partite finiscono 0 a 0 e tante pagine rimangono bianche.
Da alcuni anni Internet ha sconvolto il modo di comunicare. Prima i siti, poi i forum e i blog. Aprire e gestire un sito richiede un certo impegno, a meno di non volere spacciare per sito una cartolina fissa sul video. Partecipare a un forum zero, giusto uno pseudonimo e sei libero di dire cose sensate, in maniera civile, come sparare castronerie, offendendo pure. I forum sono moderati, se eccedi vieni cassato, ma troppo spesso il livello non è da Accademia della Crusca bensì da processo di Biscardi, un gradino più in basso e sei al vuoto pneumatico di contenuti reali, e quasi tutto quello che non sarebbe accettato in un ambiente normale, lì passa.
Quindi i blog, una straordinaria forma per esprimere cosa si ha in testa e/o nel cuore. Sono in pratica un diario aperto in rete perché tutti possano leggerlo e lasciarvi un commento. Credo non esista un tema che non ne abbia almeno uno dedicato, magari in lingua bantu ma non importa, importa constatare il successo di un mezzo che mette tutti sullo stesso piano perché per scrivere non devi avere superato chissà quali esami di stato. Ci sarebbero in verità quelli che la vita quotidiana ti impone ogni giorno, ma in genere i blogger sono permalosi, tendono a confondere il loro orticello con il mondo e se glielo fai notare si offendono. Solo in Italia, a livello di cibo e vino i blog sono centinaia. È impossibile siano tutti strepitosi, perfetti, inappuntabili, ma anche in questo caso guai a dirlo. Chi produce e vende blog, chi nel blog cerca di rilanciarsi dopo aver fallito nei giornali, chi spera di trasformare la sua finestra in un trampolino verso superiori mezzi di informazione tenta di recintare una prateria che è infinita, dove possono pascolare tutti e dove proprio per questo gli equilibri sono precari perché basta non aggiornare la propria pagina per un po’ per finire su un binario secondario.
Staximo (i blogger difficilmente hanno un nome e un cognome autentici, a volte per vezzo, in altri casi per dare di sé un’immagine da sogno), che nella vita reale si chiama Simona, è bolognese e si è sposata ieri con Paolo, nel suo spazio si prende la briga di catalogare i food & wineblog e per questo le si deve essere grati. All’ultimo aggiornamento, l’11 di agosto, ne ha individuati 142, di cui quattro scritti in inglese come il Forno di Alberto Chinali, un italiano che vive in Germania.
I blogger del cibo e del vino possono essere giornalisti (il mio si chima MarchidiGola, quello di Stefano Bonilli Papero Giallo e quello di Luciano Pignataro WineBlog), enotecari e sommelier (ad esempio il Diario enotecario di Fiorenzo Sartore o Lavinium/Lavblog così come Esalazioni etiliche, Sensory blog di Carlo Odello e Aristide), enologi (come Gianpaolo Paglia e il suo Poggio Argentiera), ghiottoni che cercano nuove vie a livello di critica (Il Viaggiatore gourmet o Itadakimasu), cuochi (Nicola Cavallaro da Milano o La Piccola Cuoca, «buona fuori e bella dentro») e ristoratori (Piero Pompili alias Mucca Pazza in rete come Gastronomo riluttante, Adriano Liloni e il suo Lancillotto e il mestolo d’oro). Poi c’è la flotta dei golosoni nella quale ritroviamo naviglio di ogni tipo, da zattere alla deriva a eleganti velieri come Fior di zucca, Tigullio vino, Le Curiosità di Elisa, Senza Panna, La Cuoca petulante, DeliciousLilli, Un Tocco di zenzero, Gusto blog, Acilia e il tè.
Poche settimane fa sono stati premiati dei blog al valore enogastronomico, a conferma di un settore in crescita e in cerca di identità precise, un po’ come le radio e le tv private ai loro esordi, cosiddette libere perché in opposizione a mamma Rai. Agli inizi era il far-west, poi l’inevitabile selezione naturale ha lasciato in piedi i migliori e spazzato via cialtroni e dilettanti. Succederà anche con i blog della gola che cominciano ad esempio ad aggregarsi, vedi la WineBlogAssociation, www.wineblogassociation.org, per acquisire maggiore credibilità perché il grande limite attuale è che spesso ora non sai chi veramente si nasconde dietro a un nomignolo, che storia abbia. Il sito www.macchianera.net di Gianluca Neri, tra settecentoventidue categorie premiate, una era dedicata al top buongustaio (1. Fiordizucca, 2. Il Cavoletto di Bruxelles, 3. Papero Giallo). Il BlogCafè di Squisito a San Patrignano ha celebrato tre categorie: ristorazione (1. Il gastronomo riluttante, poi Viaggiatore gourmet e Itadakimasu), ricette (1. La cuoca petulante, poi Un tocco di zenzero e Senza panna) e vino con Aristide davanti al Diario enotecario e Lavinium. Un consiglio? Navigate quelli che vi sconficchierano di più e se pensate di potere fare di meglio, aprite un vostro blog e vedrete che non è sempre una passeggiata.