Un blogger cinese spaventa Bill Gates

Microsoft ha chiuso il suo sito per «rispettare la legge». Ma lui non si considera dissidente

da Pechino

Michael Anti dimostra meno dei suoi 30 anni. La sua faccia da ragazzo si apre in un sorriso mentre, seduto in un bar nel centro di Pechino, espone il suo «credo»: «Non sono un dissidente, non sono un eroe», dice. «Non voglio essere al centro dell’attenzione, voglio solo essere un giornalista che agisce in modo professionale». Eppure «Anti» è oggi forse il più popolare tra i bloggers cinesi, coloro che, sfidando la censura della Repubblica popolare, comunicano col pubblico di tutto il mondo attraverso un sito interattivo su Internet.
Il giovane è al centro di una controversia dopo che nei giorni scorsi il colosso informatico Microsoft - il cui server ospitava il «blog» di Anti - lo ha messo a tacere affermando di dover rispettare le leggi del Paese nel quale opera. L’iniziativa della Microsoft - che è stata oggetto di pesanti critiche da parte dei gruppi umanitari americani - non è la prima, né la più grave delle azioni intraprese contro i dissidenti dai grandi gruppi internazionali ansiosi di sfruttare il mercato cinese. L’anno scorso il rivale Yahoo! ha denunciato alla polizia cinese il giornalista Shi Tao, che aveva diffuso attraverso la rete un comunicato col quale si vietava ai media di parlare dell’anniversario del massacro del 1989 di piazza Tienanmen. Shi è stato condannato a dieci anni di prigione per aver divulgato segreti di Stato.
A dispetto delle sue dichiarazioni, Michael Anti (il cui vero nome è Zhao Jing) è il ritratto del dissidente dell’ultima generazione: è giovane, intellettuale e - come molti dei critici del governo di Pechino - è un cristiano protestante. Anti ha abbracciato la fede cristiana anni fa, dopo aver comprato una Bibbia a un festival religioso nella sua città natale, Nanchino. Come lui, decine di migliaia di giovani professionisti - giornalisti, scrittori, avvocati e uomini d’affari cinesi - stanno abbracciando il cristianesimo, in particolare quello protestante. Come buona parte dei «nuovi dissidenti», Anti afferma di non voler «varcare la linea» che porterebbe al dissenso aperto, alla prigione e infine, probabilmente, all’esilio. «Il mio potere è quello di scrivere in cinese, di stare in Cina», sostiene il giovane che sta considerando la possibilità di abbandonare momentaneamente il giornalismo per studiare scienze politiche ad Hong Kong, l’ex-colonia britannica che oggi è una Speciale Regione Amministrativa della Cina governata in modo semi-democratico. Chiuso il suo «blog» (che aveva in media 10mila contatti al giorno), Anti ora manda email agli abbonati e continua a scrivere sotto pseudonimo per una serie di giornali, soprattutto nel sud industrializzato. «Mi limito a fare del giornalismo professionale e a proporre storie interessanti di cronaca, solo qualche volta mi occupo di politica ma in modo “soft”, senza attaccare direttamente il governo».
Al giornalismo, Anti è arrivato gradualmente. Dopo aver fatto l’università a Nanchino (dove ha studiato automazione industriale), il giovane ha lavorato in un albergo prima di mettersi in proprio, come tecnico informatico. È così che ha cominciato a scoprire il suo talento per il giornalismo e la scrittura, sfruttando anche le potenzialità della rete.
Oggi, grazie al suo «blog» e alle sue «colonne» sui giornali, è uno dei commentatori più conosciuti del Paese. Da due anni lavora come ricercatore per il New York Times e nel dicembre del 2004 ha aperto il suo «blog». «Cerco solo di fare giornalismo professionale, so dove mi debbo fermare», prosegue Anti. «Lo so, qualche volta posso passare la linea ma in quei casi posso sempre tornare indietro», conclude, continuando a sorridere.