Blue Note Il basso jazz di Marcus Miller, sognando Miles Davis

Marcus Miller è nato a Queens, New York, 49 anni fa. Definirlo oggi uno straordinario bassista elettrico, innovatore rispetto al leggendario virtuoso dello strumento che fu lo scomparso Jaco Pastorius, è addirittura riduttivo. Miller è anche clarinettista, claronista, compositore, arrangiatore, direttore d'orchestra. Ed è uno dei maggiori personaggi mediatici del jazz contemporaneo americano: ne sono prova i milioni di contatti che si riscontrano sul suo sito internet. Stasera e domani torna al Blue Note, una delle tappe più importanti del suo tour europeo in corso. La caccia ai biglietti del club si è scatenata da tempo, subito dopo l'annuncio del nuovo progetto musicale di Miller intitolato «Tutu Revisited, The Music Of Miles Davis». I comprimari sono Alex Man sassofoni, Federico Gonzalez Pena tastiere, Ronald Bruner batteria e soprattutto Christian Scott tromba, al quale spetta il ruolo che fu di Miles Davis. Dell'indimenticabile Miles, Miller è stato negli anni Ottanta un collaboratore discontinuo ma fondamentale, ed è attualmente ritenuto da molti l'epigono più qualificato del suo messaggio musicale. Tutu è colmo di episodi e di significati storici, e per ciò Miller lo ha scelto per il suo progetto. Il titolo è il cognome di Desmond Mpilo Tutu, arcivescovo fino al 1996 della capitale del Sudafrica, Capetown, amico di Nelson Mandela e con lui impegnato nella lotta contro l'apartheid che gli valse il premio Nobel per la pace nel 1984. Davis celebrò l'evento con la composizione-esercuzione che apre il cd e gli dà il nome. Ma il disco annuncia anche il momento inatteso del divorzio fra il maestro e la Columbia, da trent'anni anni editrice dei suoi album preziosi (proprio ora raccolti e ripubblicati in 70 cd) e l'avvio del sodalizio con la Warner Records, destinato a durare fino alla scomparsa di Davis avvenuta nel 1991. Marcus Miller ha vissuto questa vicenda dall'interno e vi ha partecipato in prima persona come polistrumentista. Al Blue Note si attende da Miller, a questo punto, una interpretazione creativa dell'ultima fase davisiana che sia conforme ai migliori precetti del jazz. Cioè di riascoltare anche brani da Tutu, ma poi - cito quasi a caso - Jean Pierre, Human Nature, Star People, Time After Time, cioè partiture scritte o dettate da Davis o da altri che egli comunque frequentava, però rivissute in una chiave diversa, propria di Miller. Giova ricordare che il Davis del periodo estremo (1980-1991).