Il «Blue Note» compie cinque anni

Nel prossimo marzo il Blue Note Milano compie cinque anni: tanti ne sono trascorsi da quando il portone di via Pietro Borsieri 37 fu aperto con i muri della sala ancora umidi e odorosi di calce. La notizia può sembrare prematura, ma il fatto è che il jazz club ha deciso di celebrare la ricorrenza con una proposta musicale di altissimo livello: il 14 e il 15 marzo, alle 21 e alle 23.30, salirà sul palcoscenico il pianista Brad Mehldau in trio con Larry Grenadier contrabbasso e Jeff Ballard batteria. Con l'occasione, Mehldau riceverà un premio che il club assegna ogni anno a personaggi del jazz internazionale: fra gli altri musicisti premiati ricordiamo Chick Corea, Gary Burton e Paolo Fresu.
La scelta di Mehldau è quanto mai indovinata e opportuna. Il pianista di Jacksonville è senza dubbio il talento migliore apparso sulla scena del jazz negli ultimi vent'anni. Per lui la critica più attenta ha profuso aggettivi entusiastici, ponendo in evidenza le sue doti di tecnica, di espressività e di bellezza del suono che sa ottenere dando l'impressione di sfiorare appena la tastiera. Mehldau ha scelto il jazz dopo gli anni del conservatorio e dopo aver ammirato tanto Glenn Gould quanto Bill Evans. Il suo legame con l'Italia è molto particolare: nel luglio 1997, quando non aveva ancora compiuto 27 anni, fu scritturato da Umbria Jazz per una settimana di concerti a mezzanotte in trio (allora c'era Jorge Rossy alla batteria invece di Ballard) in un piccolo locale di Perugia, la Turrenetta, capace di un centinaio di posti. Nella prima sera gli spettatori furono una ventina; nell'ultima dovettero intervenire i vigili del fuoco per impedire l'ingresso alla folla che cercava di entrare. La celebrità di Mehldau in tutto il mondo decorre da allora: per questo è considerato una scoperta italiana. E per questo, fra le sue composizioni che si ammirano nei dischi a suo nome ormai copiosi, ce n'è una che si chiama Perugia.