Bluesmen a confronto

Per Aperitivo in concerto in esclusiva italiana i due chitarristi

Quattro concerti in 15 giorni, tutti positivi, e l'ultimo - Is What?! con Napoleon Maddox, Archie Shepp e Oliver Lake - straordinario per vari aspetti sui quali si dovrà ritornare. È lo stato di servizio novembrino della stagione di Aperitivo in Concerto al Teatro Manzoni, che domani alle ore 21 propone un altro appuntamento in esclusiva italiana, questa volta attinente al blues. Si assisterà a un importante confronto fra il blues contemporaneo del chitarrista Elliott Sharp (che è anche sassofonista) e il blues ortodosso del chitarrista Hubert Sumlin. Accanto a loro si esibiscono le voci di Eric Mingus e di Tracie Morris, il trombone collaudatissimo di Curtis Fowlkes e il sassofono baritono di Alex Harding; il ritmo è curato da David Hofstra contrabbasso, basso elettrico, tuba, e da Tony Lewis batteria. Il gruppo reca il nome di Terraplane ed è diretto da Sharp, mentre Sumlin, che molti certamente ricordano come sideman di Muddy Waters, si può considerare ospite speciale ed essenziale per il progetto.
Sharp è figura assai complessa di musicista, che oggi la critica più attenta considera, oltre che esponente di primo piano del blues attuale che ha il suo centro a New York, anche compositore contemporaneo di tutto rispetto. In Italia, sotto questo profilo, si citano due episodi significativi, entrambi accaduti a Venezia: la sua partecipazione alla Biennale Musica del 2003 e un concerto in solo, per chitarra elettroacustica (Sharp è un creatore di chitarre) tenuto nello scorso maggio al Teatro delle Fondamenta Nuove. È bene ricordarli. Alla Biennale fu invitato da Uri Caine, direttore poco gradito all'establishment musicale accademico che per ciò durò un solo anno, sebbene avesse elaborato un programma di alto livello e diverso dai consueti. Sharp arrivò alla testa di un gruppo, il Carbon, con il quale eseguì la sua composizione «Quarks Swim Free» che costituì (ero presente e posso testimoniarlo) uno dei momenti più efficaci del festival.
Quanto al recital solistico, è stato giustamente scritto che il vocabolario sonoro di Sharp, fatto di tessiture, densità e groove, si mescola perfino alla tradizione musicale per strumenti a corda dell'Asia Centrale, dell'India e dell'Africa del Nord, così come - ecco il punto - a quella del country blues e dei cantori e strumentisti popolari americani. Nel concerto delle Fondamenta Nuove Sharp ha anche eseguito brani tratti dal suo cd «Sharp? Monk? Sharp! Monk!» nel quale rilegge a suo modo numerose composizioni di Thelonious Monk. Come autore, Sharp figura nei repertori dell'Ensemble Modern, del Continuum e del Kronos Quartet. Nel testo di sala del concerto di Aperitivo si sostiene giustamente che soltanto la bulimia creativa (e la poliedricità, aggiungiamo noi) di un John Zorn è paragonabile alla capacità di assimilazione e di rielaborazione di Sharp.
Il settantaseienne Hubert Sumlin, nato in una cittadina del Mississippi, ha respirato il blues campestre, quello per voce maschile e chitarra, fin dall'infanzia: la sua è la figura di un musicista che era predestinato a diventare uno dei maggiori interpreti di questa forma fondamentale delle espressioni popolari dei neri d'America. Al di là delle definizioni storiche e strutturali, il blues è una sensazione, un sentimento intimo di malinconia (è la traduzione letterale del termine) che corrisponde allo spleen dei poeti. Tutto lascia prevedere che «Elliott Sharp & Terraplane with Hubert Sumlin» offriranno una serata di musica intensa e composita.
Domani, ore 21
Teatro Manzoni, via Manzoni 42
euro 13/9 , (027636901)