Bluff 90 Express: poche corse e tanti guai

Marcello Viaggio

Meno corse del previsto, marciapiedi scomodi, problemi a Porta Pia, costi d’esercizio troppo alti. Questo in sintesi il bilancio della nuova linea filoviaria del 90, secondo Alleanza Nazionale. «Le linee Express sono state create per trasportare più gente possibile in tempi minimi - afferma il presidente romano di An, Vincenzo Piso -. Ebbene, il filobus ha tempi di percorrenza più lunghi del vecchio 90 a gasolio, e ha perso negli ultimi due mesi 600 corse, 10 al giorno. Il motivo? Non è stato fatto un pre-esercizio adeguato. Ma il sindaco Veltroni non voleva rinviare l’inaugurazione, aveva fretta. Risultato? Le sottostazioni elettriche che debbono alimentare la rete sono ancora insufficienti, delle 7 previste ne sono operative solo 3. Quando il filobus transita a Porta Pia, passando dalla trazione a batteria a quella elettrica con i pantografi, i bracci devono essere talvolta azionati a mano. E dire - rimarca Piso - che la linea è costata ben 50 milioni, un terzo dell’intero deficit del trasporto pubblico romano».
An elenca in un articolato dossier tutte le «carenze» che gravano sul nuovo mezzo di trasporto, tornato a percorrere le strade di Roma dopo ben 33 anni. Il 90 percorre il tragitto Termini, Porta Pia, via Nomentana, piazza Sempione, viale Adriatico, via delle Isole Curzolane, piazza Vimercati, largo Labia (Fidene), per un totale di circa 11 Km. I mezzi sono silenziosi, belli da vedersi. Ma per i passeggeri, secondo il dossier, non sarebbero tutte rose e fiori. Alcuni marciapiedi alle fermate sarebbero troppo corti. Il manto stradale in più punti del tragitto sarebbe da rifare, specie in via Gargano e viale Titina De Filippo dove non è mai stato messo a posto fin dall’inizio. Il mercato rionale di piazza Vimercati ostacolerebbe la fluidità del servizio e non verrebbe controllato a dovere. Il deposito di Montesacro sarebbe stato aperto senza che bar e mensa per gli autisti fossero funzionanti.
L’elenco «nero» continua. La struttura aerea al capolinea di largo Labia avrebbe un’angolatura troppo chiusa e causerebbe «strollamenti», ossia perdita di contatto col pantografo. I pali che sorreggono la rete aerea, nel tratto da viale Titina De Filippo a Fidene, sarebbero stati collocati proprio nel mezzo del marciapiede, ostruendo il passaggio dei pedoni e in maniera decisiva quello dei disabili in carrozzina.
Passando ai mezzi, secondo il dossier, problemi deriverebbero ai passeggeri dall’unica porta centrale anziché doppia come nelle vecchie vetture a gasolio da 18 metri; non va meglio con l’aria condizionata, malfunzionante. I posti per i passeggeri sono 139, di cui 45 a sedere. Dieci in meno di quanti ne conta il 90 Express a gasolio, sostiene il dossier.
«Per di più il trasporto elettrico costa una «tombola» - rimarca Piso -. Il filobus ha spese di esercizio pari al doppio del mezzo tradizionale. Un km a gasolio, lavoro del personale compreso, costa intorno ai 3-4 euro, mentre un km del jumbo elettrico ne costa 6-7.
Anche la manutenzione è più complicata: il filobus al deposito dev’essere lavato smontando ogni volta gli specchietti retrovisori, altrimenti non entra nell’autolavaggio automatico». La rimessa di Montesacro, completamente ristrutturata, è destinata ai 30 filobus del 90. All’appello pare ne manchino ancora parecchi.
Il giorno dell’inaugurazione, il 23 marzo, tre mesi fa, ne circolavano circa la metà. Ancora oggi capita di frequente di vedere jumbo a gasolio sul tragitto del 90 Express.

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