Il bluff degli undici mesi

Vincenzo Visco, viceministro dell’Economia, è contento. Aumenta il gettito fiscale. È la sua passione. È fatto così, bisogna capirlo. Quando sente odor di tasse gioisce. Noi gioiamo d’altro, ma ognuno è fatto a modo suo. Ieri ci ha informato che, appunto, è molto contento del boom delle entrate nei primi undici mesi dell’anno e che adesso può pensare a diminuire le tasse a tutti i cittadini italiani. E fin qui già c’è di che divertirsi, diciamo così.
Ma si arriva addirittura all’esilarante quando Visco si attribuisce il merito del gettito che riguarda i primi undici mesi dell’anno, cinque dei quali lui non c’era. Ora la cosa non stupisce più di tanto anche perché si attribuì già il merito dell’incremento del gettito fiscale dei primi tre mesi dell’anno. Impavidi anche di fronte al ridicolo sostennero che i contribuenti avrebbero pagato più tasse in previsione della vittoria del centrosinistra. Roba da pazzi. Ora la saga continua: è bastato che abbiano annunciato i provvedimenti fiscali e tutti i contribuenti si sono precipitati a pagare l’Iva.
Come se non bastasse il nostro bene amato Visco ha detto anche che siccome il gettito è andato bene non c’è neanche bisogno di aumentare le tasse. Altro che politica fiscale, questo è un vero e proprio casino. Non nel senso delle case chiuse, ma nel senso che non ci si capisce più niente.
Riepilogando. Prima delle elezioni l’Italia era allo sfascio. I conti pubblici fuori controllo. Dopo le elezioni per un paio di mesetti membri autorevoli del governo fecero a gara a chi la sparava più grossa. Oggi il gettito fiscale va bene e sarebbe merito loro di aver fatto cose quando al governo c’erano gli altri. Ma allora: perché le tasse le hanno aumentate se non c’era bisogno? Lo sanno Visco e compagni che mettendo paura ai contribuenti hanno messo paura anche ai consumatori che, secondo il Censis e la Confcommercio, a Natale acquisteranno, rispetto al 2005, il 6 per cento in meno di regali? Lo sanno questi signori che l’economia l’hanno solo studiata malamente sui libri che il clima psicologico è fondamentale per gli imprenditori che devono propendere verso gli investimenti e per i consumatori che devono propendere verso i consumi?
Anche l’Iva sarebbe aumentata del 12,2 per cento per effetto di una «discontinuità» di questo governo nei confronti di quello precedente. Spieghiamolo in parole semplici: il governo di prima non vedeva il contribuente come il peggiore dei delinquenti possibili. Lo vedeva come uno che magari sbaglia ma lo fa in presenza di una pressione fiscale oltre i limiti tollerati. Questo governo è, viceversa, convinto che gli italiani siano un popolo di pazzi (lo ha detto Romano Prodi) e che i contribuenti siano una manica di delinquentelli, a partire dai commercianti e giù giù o su su che si preferisca.
A parte il fatto che non c’è Paese al mondo, Unione Sovietica esclusa (che però per fortuna non esiste più), dove un dirigismo fiscale esasperato abbia prodotto un qualche incremento di gettito. Infatti, non è che se si aumentano le tasse immediatamente aumenta il gettito. A volte si ottiene esattamente l’effetto contrario. Ma Prodi e Visco non guardano in faccia a nessuno, convinti delle loro teorie vanno avanti secondo l’adagio che guidava alcune parti delle forze dell’ordine qualche anno fa: «Muro o non muro tre passi in avanti». La maggioranza degli italiani è contraria a questa politica fiscale. La teoria economica non supporta questa politica fiscale. L’esperienza di molti Paesi va nella direzione contraria. Ma Visco gioisce: il gettito aumenta. Non è merito suo ma lui ha il merito di sfiorare il ridicolo senza battere ciglio. E non è poco.