Il bluff dei tagli del governo «smascherato» dal bilancio

(...) Poi però prende la parola l’assessore al Bilancio G.B. Pittaluga e con l’onestà dei numeri analizza i meriti dei risultati ottenuti. Senza nascondere le capacità della «macchina» regionale - politici, dirigenti, funzionari e dipendenti tutti - ma anche senza sottacere che «nel complesso, il modesto aumento delle entrate tributarie regionali del 2010 è pressoché interamente dovuto all’incremento della quota di partecipazione della nostra Regione al Fondo perequativo nazionale, il cui intero gettito peraltro è destinato al comparto sanitario». E che «al riequilibrio finanziario del comparto sanitario si è pervenuti, oltre che con un’attenta politica dei costi, grazie ad un significativo aumento delle risorse. Queste ultime tra il 2005 e il 2009 sono aumentate del 27,5 per cento». Berlusconi, Prodi e poi ancora Berlusconi, insomma non hanno fatto i taccagni, di soldi ne hanno dati sempre di più alla Liguria. La tabella della «compartecipazione a tributi erariali», cioè quella che spiega le entrate per la Regione in arrivo da Roma, grazie a una quota sulle tasse nazionali e del «fondo perequativo» indica tra il 2009 e la previsione 2010 un aumento di 100 milioni.
La Regione da parte sua, fa notare correttamente l’assessore Pittaluga, ci ha messo l’impegno a ridurre e razionalizzare la spesa, ha venduto al meglio i beni della Asl, ha aumentato le tasse a inizio legislatura per poi cercare di ridurle parzialmente appena possibile e comunque per evitare guai (e costi) peggiori agli stessi liguri.
Insomma, i soldi da Roma arrivano, anche più di prima. Magari quello che non va tanto giù è il fatto che non si possano spendere come meglio credono gli amministratori locali. Infatti, sottolinea ancora l’assessore al Bilancio, a fronte dell’aumento di risorse «addirittura superiore al tasso di inflazione programmato, le modificazioni nella struttura delle entrate tendono a riflettersi sulla composizione della spesa e a ridurre i margini di discrezionalità delle scelte politiche possibile». Il governo mette mano al portafoglio ma pretende anche di capire dove vanno a finire i soldi.
Tra le «riforme» positive della Regione c’è da segnalare anche quella, mutuata dall’esempio virtuoso della Regione Lombardia, dell’organizzazione dei dirigenti, finalmente più responsabilizzati nell’attuazione delle indicazioni in arrivo dalla maggioranza politica. L’importante è non fare, come accaduto in questi giorni, solo propaganda pre elettorale per cercare di attribuirsi ogni merito per scaricare tutte le colpe sul governo. E importante è anche far sapere ai cittadini, come ha fatto ieri Pittaluga nella sua relazione, che il rincaro della benzina in Liguria, dovuto all’addizionale imposta dalla Regione, serve a finanziare il trasporto pubblico locale. Di fatto, chi non usa mezzi pubblici paga i «buchi» e comunque le scelte di Amt e delle altre aziende di trasporto. Soprattutto ci rimette per la scelta di non fare una «profonda razionalizzazione del trasporto locale» e per voler mantenere in piedi tante piccole aziende.
Nel merito del bilancio si entrerà solo nei prossimi giorni, anche se potrebbe esserci l’astensione del gruppo Udc, pure finora organico alla maggioranza e già «promesso sposo» di Burlando alle prossime elezioni regionali. Rosario Monteleone non ha ancora però ufficializzato la sua posizione, preferendo ieri concentrarsi sull’approvazione di un ordine del giorno di solidarietà all’arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi. Un ordine del giorno sottoscritto da tutta la maggioranza e dal consigliere di opposizione Giovanni Macchiavello. La minoranza lo ha comunque votato ad esclusione dei consiglieri Gianni Plinio e Nicola Abbundo, usciti dall’aula al momento del voto. L’Udc, Monteleone e Tettamanzi, insomma, hanno fatto il vero colpaccio politico dell’anno, sono i veri artefici del divorzio della coppia di fatto ligure: Gianni Plinio e Matteo Rosso si sono «divisi».