Bluff ecologista smascherato Con il blocco lo smog è salito

Dunque riepiloghiamo: giovedì scorso, proprio alla vigilia di questo intimidatorio anticipo di proibizionismo automobilistico, quelle dispettose delle polveri sottili inopinatamente sono scese sotto quel limite di guardia che avevano superato con accanimento per tre settimane. Poteva sembrare una mano tesa, un'opportunità offerta a Pisapia per sospendere la due giorni senza auto già proclamata. Ma il sindaco è un duro e, ricordando che una rondine non fa primavera, non si fa abbindolare da una giornata di tregua concessa dalle famigerate Pm 10 e conferma lo stop alle auto per venerdì e sabato (in cuor suo contando, ingenuamente, anche su un esodo di massa, che non c’è stato, per il «lungo ponte» di Sant’Ambrogio: roba d'altri tempi). Ma quelle polveri sottili sono delle carogne, se ne fregano dello stop e proprio ieri, secondo giorno di fermo, sono tornate sopra il segnale di guardia. Quindi è andato tutto esattamente al contrario di come sperava il partito del «fermi tutti»: Pm10 in calo prima dello stop e in aumento dopo. Il che, a voler semplificare, dimostrerebbe che questo provvedimento estemporaneo, occasionale, limitato e circoscritto non serve a nulla e che è ormai chiaro che non sono le automobili le principali responsabili di questa forma di inquinamento. Non serve a nulla se non a dimostrare ai frustrati elettori arancioni e verdi che «insomma, qualche cosa stiamo facendo». Per il resto è stato solo un disagio inutilmente imposto a quanti trovavano utile muoversi in auto, magari anche solo per lo shopping natalizio - perché no? - ed è stato un danno inutilmente procurato ai commercianti in un momento in cui, semmai, sarebbe più opportuno stimolare i consumi.
Ma noi non vogliamo essere altrettanto grossolani e approssimativi e insistiamo nel sostenere che su questa storia delle polveri sottili c’è ben poco di chiaro e assodato: a cominciare da quali siano gli agenti che effettivamente le provocherebbero per finire ai reali danni alla salute che potrebbero causare, aldilà degli allarmi lanciati da questo o quell’ente. Tutti punti sui quali tecnici e scienziati sono niente affatto che unanimi, nonostante gran parte della stampa si ostini a dare sempre le versioni più terroristiche. D'altra parte è ben noto che anche tecnici e scienziati non sono certo esenti da certi pregiudizi ideologici che possono finire per influenzare il loro lavoro, come ha dimostrato un recente scandalo provocato dalla «forzatura» di dati sul riscaldamento del pianeta, diffusi, nientedimeno, che da una agenzia delle Nazioni unite, l’Ipcc. Spesso, anzi, le ragioni di queste «esagerazioni» sono anche banalmente economiche: si esagera perché l’allarme nell’opinione pubblica resti alto e quindi finanziamenti continuino ad arrivare.
È ovvio, comunque, che tutti a Milano vogliamo respirare un’aria migliore. Ma per ottenerlo abbiamo bisogno di idee chiare sulle misure da prendere e di dati certi su cui basarle. Per ora di certo sappiamo solo che fermare il traffico per un paio di giorni è assolutamente inutile: Pisapia lo ha dimostrato empiricamente. E quindi sappiamo anche che - ma questo lo sapevamo da tempo - ce la possiamo cavare solo con una strategia di medio-lungo periodo applicata su un'area vasta e non limitata al territorio, relativamente piccolo, del Comune di Milano.