Bluff, espulsioni facili... sulla carta

Previsto l’allontanamento per "motivi di sicurezza". Ma lo straniero può sospenderlo subito Disattesa la direttiva della Ue

Roma - Procede a stento e tra mille ostacoli il cammino del pacchetto sicurezza che oggi dovrebbe essere approvato dal Senato per poi passare alla Camera. Il gioco dei veti incrociati imposti soprattutto dalla sinistra radicale e le richieste dell’opposizione che giudicano il provvedimento troppo debole hanno fatto slittare ad oggi il voto finale dell’assemblea previsto per ieri.
Palazzo Madama non ha apportato fino ad ora modifiche sostanziali al decreto che conferisce ai prefetti il potere di espellere gli stranieri, anche quelli provenienti da Paesi comunitari, «per motivi imperativi di pubblica sicurezza». Procedura questa, però, automaticamente sospesa se lo straniero presenta ricorso, chiedendo contemporaneamente di congelare il provvedimento di espulsione nelle more della decisione del giudice. «L’efficacia del provvedimento di espulsione impugnato resta sospesa» sino alla decisione del Tribunale amministrativo.
Il provvedimento adottato dal prefetto inoltre dovrà tenere conto anche «della durata del soggiorno dell’interessato, della sua età, della sua salute, della sua integrazione sociale e culturale e dei suoi legami con il Paese di origine».
Dunque lo straniero potrà essere espulso soltanto per motivi di pubblica sicurezza. Un punto questo contestato dall’opposizione che invece chiedeva la possibilità di espulsione anche nel caso in cui si dimostri che lo straniero non è in grado di mantenersi. Su questo punto da Bruxelles interviene l’europarlamentare Alfredo Antoniozzi di Forza Italia. «Il governo Prodi sostiene che si possano prevedere espulsioni soltanto per motivi di pubblica sicurezza nel rispetto della direttiva 38 del 2004 - spiega Antoniozzi -. Niente di più falso, visto che la Commissione europea, su mia richiesta, ha chiarito che ad un cittadino Ue può essere negato il diritto di soggiornare se non soddisfa uno dei requisiti previsti dalla direttiva, per esempio anche quello di disporre di risorse economiche sufficienti».
Un altro nodo delicato riguarda i Centri di permanenza temporanea (Cpt) dei quali la sinistra radicale chiede da tempo la chiusura. Nonostante le proteste dell’opposizione il nodo è stato superato mantenendo invariato l’emendamento di iniziativa del governo che, andando incontro alle richieste di Rifondazione, non nomina i Cpt. «Il questore - recita l’emendamento - può disporre il trattenimento in strutture già destinate per legge alla permanenza temporanea». Definizione ambigua aspramente contestata dal centrodestra. Il senatore di Alleanza nazionale, Alfredo Mantovano, ha fatto notare che alla richiesta di spiegazioni sollevata dall’opposizione il sottosegretario all’Interno, Marcella Lucidi, ha detto che si tratta «di strutture previste dalla legge, comprese le camere di sicurezza». Per non citare i Cpt, conclude Mantovano, si parla «addirittura di camere di sicurezza, sicuramente inaccettabili per Rifondazione».
Opposizione e maggioranza si sono trovate d’accordo nell’approvare la norma che specifica come lo straniero comunitario debba dimostrare che le sue risorse economiche derivano «da fonti lecite e dimostrabili».