Bmw X6, il primo Sport activity coupé detta le sue regole

da Spartanburg

Le sigle comunemente utilizzate per inquadrare un nuovo modello alla Bmw sono sempre andate strette: è successo tredici anni fa con lo Sport activity vehicle X5, subito divenuto punto di riferimento di tutti i Suv successivi, si ripete ora con la nuovissima X6, definita Sport activity coupé che fissa definitivamente gli equilibri perfetti di un crossover.
Impresa non facile, quella di fondere l’anima della trazione integrale con vocazione off-road e l’essenza della sportività pura, quella custodita dal numero «6» all’interno della sempre più numerosa famiglia bavarese. Lo dimostrano le complesse linee curate da Pierre Leclercq, spazi concavi e convessi che si alternano a formare più piani che riescono a dare dinamicità a questa particolare coupé a quattro porte più portellone, quattro posti, che sfoggia dimensioni imponenti: 4,87 metri di lunghezza, 1,98 di larghezza e 1,69 di altezza e una massa superiore alle due tonnellate. Per vederla da vicino i clienti italiani dovranno aspettare il weekend del 31 maggio, ma le prime X6 destinate all’Europa stanno già per essere imbarcate al porto Usa di Charleston, in South Carolina, quello da dove partono tutte le Bmw costruite nello stabilimento di Spartanburg, per ora dotato di un’unica linea di montaggio per Z4, X5 e X6, ma in fase di forte ampliamento (750 milioni di dollari, 500 nuovi addetti) per accogliere, nel 2011 anche la seconda generazione della compatta X3 e portare la produzione da 160mila a 240mila unità l’anno. Palcoscenico naturale per verificare su strada le importanti novità che Bmw ha racchiuso nella nuova X6 sono state le ampie highway e le statali tortuose, che si inerpicano sui primi contrafforti dei monti Appalachi, di uno degli Stati che hanno fatto la storia degli Usa: l’ottavo a dichiarare l’indipendenza e il primo a issare la bandiera della Confederazione. C’è anche la pista, per testare l’inedito V8, 4.4 litri, 407 cv, un capolavoro di ingegneria con i due turbocompressori alloggiati tra le due bancate, ma è sicuramente sulle strade normali, sperando di non incontrare le pattuglie dello sceriffo, che l’accelerazione fornita da questo colosso produce alte dosi di adrenalina.
A scaricare a terra la potenza ci pensa la trazione integrale xDrive, per la prima volta abbinata al Dynamic Performance Control, un dispositivo che distribuisce la coppia tra le due ruote posteriori, quelle che ricevono come minimo il 60% della potenza, privilegiando la ruota esterna alla curva.
Diventa facile affrontare anche le curve più strette a velocità altrimenti sconsigliate per Suv di questa stazza, e la sensazione è quella di guidare una sportiva coupé a guida rialzata, non soltanto con il V8 della «50i», ma anche con gli altri propulsori, tutti sviluppati secondo il programma EfficientDynamics, sei cilindri in linea, meno esuberanti ma non certo tranquilli: il 3 litri benzina, Twin Turbo, 306 cv della 35i e i due turbodiesel, 3 litri, della 30d (235 cv) e della 35d Vtt da 286 cv, tutti abbinati a cambio automatico a sei marce con palette al volante. L’abitacolo, disegnato per quattro persone, con il padiglione fortemente inclinato verso la coda, richiama nelle finiture, curatissime, secondo lo stile premium Bmw, più la Serie 6 che non la X5, una conferma della vocazione sportiva della nuova coupé che viene proposta a prezzi che vanno dai 58.550 euro della 30d agli 80.500 della 50i, con allestimenti ricchi ma da integrare, per essere al top, attingendo a una lunga lista di esclusivi optional.