Bnl, Alemanno contro Unipol «Non c’è un piano industriale»

Il ministro alla Quercia: anziché gioire pensate alle ricadute industriali dell’operazione

Fabrizio De Feo

da Roma

Ministro Alemanno, le nebbie dell’operazione Unipol-Bnl faticano a diradarsi. Ma oggi i lavoratori dell’Ugl credito aprono un altro fronte: quello del futuro della Bnl e della tutela dei livelli occupazionali.
«Fanno bene. Quello che ci scandalizza del progetto Unipol non è tanto la matrice politica di questa operazione quanto l’assenza dietro di essa di una idea industriale che possa rilanciare la Bnl senza trasformarla in un tassello di una complicata costruzione social-bancario assicurativa».
Lei teme, qualora la scalata Unipol vada in porto, un piano feroce di ristrutturazione della Bnl e dell’Unipol stessa?
«Al di là delle rassicurazioni di un piano industriale un po’ vago, credo sia nella logica dei fatti. C’è una realtà più piccola che scala una realtà più grande e quando questo avviene i deficit finanziari vengono compensati in altro modo. Altro elemento preoccupante è che all’Unipol della Bnl serve l’aspetto logistico della rete di agenzie, non la realtà centrale che rimarrebbe di stanza in Emilia. E questo comporta un forte rischio per l’occupazione nella capitale. Di questo, più di ogni altra cosa dovrebbero occuparsi non solo i Ds, ma soprattutto chi governa il potere locale nella città di Roma».
Sindaco, presidente della provincia di Roma e governatore del Lazio non hanno certo fatto la voce grossa su questa vicenda.
«Dalle intercettazioni risulta addirittura l’entusiasmo di Marrazzo. E da parte dei Ds non ho visto alcuna presa di posizione né richiesta di chiarimenti rispetto alla questione dell’impatto occupazionale».
I dirigenti diessini sono in grado di trattare questa vicenda con la necessaria imparzialità?
«Non voglio fare processi alle intenzioni. Dico solo che tutta la dialettica costruita attorno a questa scalata non ha colto un aspetto centrale di una operazione che pure nasce da una realtà a forte impatto sociale come le cooperative».
Teme che l’operazione Unipol possa ripercuotersi sull’intero movimento cooperativistico? C’è chi, ad esempio, fa notare che Unipol è una società controllata dalle coop e come tale gode di vantaggi fiscali tali da drogare il mercato.
«Sono contrario a revisioni del regime fiscale peraltro già compiuti sulla realtà delle cooperative. Sono un movimento troppo importante per rischiarne il depotenziamento. Sono giusti, però, gli inviti alla prudenza come quello che Pezzotta ha rivolto all’Unipol. Anche perché il sistema cooperativo ha già una forma di aggregazione bancaria che è il credito cooperativo».
Qual è la soluzione migliore per il futuro della Bnl?
«Io credo che dovremmo rivalutare l’offerta spagnola. In questo momento il vero scandalo è che una banca fino a qualche anno fa trainante sia depotenziata al punto di diventare oggetto di questa o quell’Opa. Quindi mi chiedo, se veramente Bnl deve subire un Opa, se non sia più logico che un’altra banca che non ha il suo cervello in Italia promuova questo tipo di operazione».
Perché un politico che ha sempre fatto dell’interesse nazionale la sua bandiera ora si schiera con gli spagnoli della Bbva?
«Io mi batto per il principio dell’italianità del nostro sistema e a Fazio ho sempre riconosciuto grande cura e attenzione su questo aspetto. Ma oggi rispetto a una realtà europea che ci guarda e ci chiede trasparenza forse è opportuno muoversi in un’altra direzione».
Può essere utile una commissione d’inchiesta sui rapporti tra cooperative e Ds?
«Piuttosto che guardare ai Ds attraverso la lente della loro vicinanza alla Lega delle cooperative guardiamo a come pensano di fare gli interessi dei lavoratori di Roma e della struttura della Bnl».
Montezemolo chiede le dimissioni di Fazio. Cosa ne pensa?
«Non giudico Montezemolo. Il governo, invece, deve attendere la riunione del Cicr e ascoltare le motivazione del governatore, senza accelerazioni a gamba tesa».
La Banca d’Italia potrebbe farcela ad autoriformarsi?
«Sarebbe la via maestra».