«La Bnl già vostra? Io non ho sentito»

Stefano Zurlo

da Milano

Non sarà una notizia di reato, come dice la Procura di Milano, ma certo le trame occulte sviluppate da Giovanni Consorte nella scalata a Bnl e da lui raccontate in diretta al telefono, suscitano più di qualche perplessità o imbarazzo nei suoi interlocutori avvezzi a misurarsi con Opa e contro Opa. Insomma, se il numero uno di Unipol si mette a declamare le sue alleanze, il «concerto» con gli alleati che gli garantiranno comunque una vittoria dietro le quinte, non tutti reagiscono con il sereno ottimismo di Piero Fassino. Ricordate? Consorte gli svela, senza tanti giri di parole, il suo piano: «In realtà noi abbiamo già in mano il 51 per cento, ovvero la maggioranza ancor prima del lancio dell’Opa». Fassino prova a fare due calcoli ma i conti non gli tornano: «Noi abbiamo il 15 più 4 delle coop fa il 19 a noi, e come arrivi al 51?». «Con le banche più...», gli risponde il Presidente di Unipol. Fassino incassa senza batter ciglio l’informazione ultrariservata: «Ah sì, questa somma qui fa il 51 per cento». Consorte diventa ancora più esplicito: «Quelle aziende ci hanno rilasciato un diritto a comprare i loro titoli dietro nostra semplice richiesta se dall’Opa non dovessero arrivare azioni».
Insomma, lavorando sott’acqua, Consorte è convinto di sbaragliare comunque la concorrenza, perché il cosiddetto contropatto (da Franco Caltagirone a Danilo Coppola) sta per uscire da Bnl e cedere la sua quota del 27,27 per cento agli alleati di Unipol. Che hanno appunto raggiunto con Consorte un accordo-paracadute. «Ho capito», ripete Fassino, rassicurato dalle cifre snocciolate dal compagno scalatore.
Il segretario dei Ds non fa una grinza. E beve come un caffè quella chiacchierata. Normale? Il 10 luglio, dunque negli stessi giorni, Consorte che ha lingua lunga, parla anche con un banchiere, Luigi Grasso della Nomura Bank, un colosso nel mondo della finanza. E gli spiattella la manovra. Ma Grasso si tappa le orecchie balbettando quattro volte la parola io: «Io questo... io... io... io questo non l’ho sentito». Che cosa allarma il manager al punto di ripetere di non aver sentito, marcando in modo netto la distanza dallo spregiudicato Consorte? Proprio la storia del concerto. È il presidente di Unipol ad entrare a piedi uniti in argomento: «Abbiamo trovato una serie di imprenditori, di istituzioni amiche, che dovrebbero acquistare il... 27 per cento». Grasso annuisce: «Va bene». Forse ha già capito dove l’altro vuole arrivare, ma il Napoleone di via Stalingrado alza il sipario senza dargli il tempo di dire amen: «Naturalmente l’acquisto di questo 27 per cento con una call che ci danno a nostro favore, perché poi quando lanciamo la contro Opa ti può arrivare il 49 per cento ma ti può arrivare anche zero, no?».
L’intrigo è svelato: il contropatto cede il suo pacchetto strategico agli imprenditori alleati che garantiranno l’opzione sui titoli a Consorte. Il gioco è fatto: «In modo tale che noi abbiamo comunque la certezza lo stesso di prendere il 51 per cento che già abbiamo in mano a questo punto. Chiudendo con il contropatto noi abbiamo già il 51 per cento... Quindi i rischi sono...,insomma, abbastanza limitati. Quale è il problema», chiude sfrontatamente Consorte. Grasso ascolta allibito, poi scava la sua trincea: «Io questo... io... io... io questo non l’ho sentito». Il signore di Unipol finalmente frena: «No, lei non l’ha sentito proprio Grasso». Il banchiere però è preoccupato, anzi spaventato e scava un solco ancor più profondo: «Io non l’ho sentito questo che lei ha detto». Consorte prova a raddrizzare il discorso: «No, no, ma noi... ma noi... io l’ho già detto alla Consob, eh Grasso». Grasso finalmente respira e si concede una mezza battuta: «Sì, be’ allora io l’ho sentito un po’ di più». Altro che l’«ho capito» di Fassino. E Consorte si sente in dovere di aggiungere: «Io sono una persona che lavora in modo lineare... io sono andato in Consob venerdì sera...».