Bnl, Della Valle se la prende con Fazio

Marcello Zacché

da Roma

«Grazie ragazzi», dice entrando nella conferenza stampa che ha convocato ieri a Roma. E poi si scatena. Altro che sassolini nelle scarpe. Diego Della Valle è un leone ferito. Difende le imprese e attacca Antonio Fazio più del solito. Ma questa volta ci aggiunge anche Piero Fassino. Pensa forse a Massimo D’Alema e non risparmia ovviamente Ricucci e gli altri «lanzichenecchi». Il tema è la Bnl, l’istituto nel quale Della Valle è socio al 5% ed è alleato del Banco di Bilbao. Gli spagnoli hanno lanciato un’offerta che sembra ormai morta, sconfitta da quella di Unipol. «Comunque vada porterò a casa una grande plusvalenza - dice Mr Tod’s - ma questi sono aspetti personali». Il punto che gli sta a cuore è un altro: «Nell’operazione c’è stata una disparità di trattamento. Qualcuno ha trattato un pacchetto di titoli con 6-7 persone intorno a un tavolo, mentre ci sono 60-70mila azionisti Bnl che ora si trovano di fronte a un’offerta certa, quella del Bilbao che finisce domani, e a una che forse andrà in porto, ma che per ora non c’è». Allora, si chiede Della Valle, «chi tutela il mercato?». E mentre alla Consob si limita a chiedere di fare chiarezza sull’Opa Unipol, «entro domani mattina» (oggi per chi legge ndr), per Bankitalia, anzi per il suo governatore, nessuna comprensione.
È Fazio il vero protagonista della «disastrosa gestione di questa Opa. Rispetto tutti gli uomini di Bankitalia e il loro lavoro. Ma il governatore persegue un suo disegno di potere, suo personale. Avremmo bisogno di un garante delle regole, non di uno stregone di Alvito che gestisce come vuole la reputazione dell’Italia. Se fosse per noi, lo manderemmo a casa domani mattina». E secondo Della Valle, «almeno stando a quanto dicono in privato», il partito dei politici che vogliono il governatore fuori da Bankitalia è «molto più forte di quel che sembra». Il disegno di Fazio sulle banche, secondo Della Valle, ha trovato appoggi trasversali in politica. Ma con particolare riferimento ai Ds: «Fa paura che Piero Fassino, che è una persona perbene, si metta a giocare e per legittimare compagni di viaggio» occasionali «delegittimi gli imprenditori. Non mi sarei aspettato questa risposta così faziosa. I posti di lavoro li facciamo noi con i lavoratori». Non accetta, Della Valle, che «si tolga in questo modo credibilità al sistema delle imprese».
In questo schema non mancano né «un’intelligenza sopraffina», che Della Valle non svela ma che potrebbe essere quella di Massimo D’Alema, né politici più spregiudicati che però sbagliano se pensano che per «vincere le elezioni basti essere ricchi come Berlusconi». Né mancano i livelli inferiori, fatti «di pupi» (gli immobiliaristi) e pupari di vario tipo. Che avrebbero già iniziato le prove tecniche per un disegno «politico-economico» sulla galassia Rcs-Mediobanca-Generali.
In serata Fassino si è detto «sconcertato»: Diego Della Valle mi cuce addosso vestiti che non mi appartengono. Non ho l’abitudine di giocare, né di legittimare occasionali compagni di viaggio. E sulle imprese fa testo la mia storia personale e politica». «Espressioni gravissime», ha commentato le
dichiarazioni di Della Valle il senatore Luigi Grillo, uno dei politici più vicini al Governatore, mentre Danilo Coppola, uno degli immobiliaristi, si è detto «divertito» aggiungendo che «lo sproloquio è sempre lo stesso. Ciò è comprensibile, per chi deve digerire la sconfitta dopo la spocchiosa e arrogante performance dei mesi precedenti».