Boari: «Progetto impossibile Rifiuteremo la richiesta»

S’ingarbuglia l’«affaire» della maxi-moschea di via Padova. La presidenza della zona 2 ha infatti scoperto che il civico 366 non è in quota alla topomastica del parlamentino di quartiere. Quella palazzina (ex proprietà Aem) fa parte infatti della zona 3, che già lunedì mattina si troverà alle prese con quell’incartamento presentato dall’imam Asfa Mahamoud.
Plico con tanto di fotografie e piantine protocollato dallo sportello unico per l’edilizia in data 5 febbraio, che Palazzo Marino ha poi fatto pervenire nel giro di due giorni al parlamentino di zona 2 per ottenerne il parere «entro e non oltre 14 giorni». Ma il destinatario, ammettono ora dal Comune, non era Luca Lepore - presidente zona 2 - bensì Pietro Viola, suo omologo in zona 3. E, naturalmente, c’è già una risposta informale: «Respingeremo questa richiesta per la costruzione di un nuovo complesso adibito a centro di manifestazioni culturali e di preghiera» anticipa Gianluca Boari (Fi). «Impensabile» continua il vicepresidente della zona 3 «far ricadere tutti gli aspetti socio-ambientali della nuova moschea su un quartiere che già paga salato».
Considerazione che spinge la maggioranza in zona 3 a convocare nei prossimi giorni un’assemblea straordinaria per discutere di questo progetto che, «per sua natura», non può «essere assimilitato a qualsiasi altro intervento edilizio». Lettura dei fatti che, tecnicamente, significa rimandare tutto l’incartamento in oggetto alla commissione urbanistica, dove sarà poi assunto il parere definitivo. Quale? Bocche cucite dei commissari della maggioranza, che non vogliono però fare il replay di quanto avvenuto per la scuola islamica di via Ventura.
«Sarebbe la ripetizione di un errore che Milano non può più permettersi» dice un funzionario comunale. Già, all’ombra della Madonnina si richia il ripetersi di quel balletto socio-politico che si concluse con l’ok alla scuola di via Ventura. Che si trova a nemmeno un chilometro in linea d’aria dal civico 366 di via Padova.