Boateng: "La Juve non mi fa paura. Distruggo i miei nemici"

«Fuori dal campo sono molto gentile, ma quando gioco... Ibra il compagno ideale. Scudetto o Champions? Il primo»

nostro inviato a Milanello

Kevin Prince Boateng, si aspettava di diventare beniamino di San Siro in così poco tempo?
«Non proprio. Però sono contento che allo stadio i tifosi urlino il mio nome: mi spronano a dare il meglio e io cerco di farli felici».
Comunque sarà stata una bella differenza con l’Inghilterra: in Italia, ad esempio con Eto’o a Cagliari, siamo costretti a sospendere le partite per via dei cori razzisti.
«L’ho sentito, ma a me non è mai successo. Certo se mi capitasse sarei ben felice se l’arbitro interrompesse la gara perché il razzismo non appartiene agli stadi, al calcio, tantomeno alla vita in generale».
Inizia una settimana di fuoco: Juve e poi Real.
«Tutti si aspettano sei punti da queste due partite ed è quello che dovremo fare: andare in campo e vincere. Per una volta non dobbiamo pensare a giocare un calcio spettacolare ma solamente a vincere: in campionato per dimostrare di poter essere da scudetto, in Champions per rifarci del 2-0 dell’andata».
Cosa non ha funzionato a Madrid?
«Contro certe squadre bisogna giocare al 100% ogni secondo della sfida: noi non l’abbiamo fatto e ci hanno punito. Siamo stati fortunati a non prendere altri gol, ma anche un po’ sfortunati ad andare subito sotto».
Un problema mentale?
«L’atteggiamento non è stato quello giusto soprattutto all’inizio».
Ma il Milan è più adatto al campionato?
«Noi lavoriamo tutti i giorni per il campionato ed è quello che più conta: giocare la Champions League è un bonus. Considerando la storia del club è un bonus importante, però noi lavoriamo tutti i giorni concentrandoci sulla serie A: ogni week end c’è una sfida importante».
E domani arriva la Juve.
«Sì, ma per me è uguale alle altre partite: si scende in campo, si gioca 90’, undici contro undici. Non dobbiamo pensare agli altri ma solo a noi stessi e a vincere».
Cosa teme di più dei bianconeri?
«Buon per noi che non ci sia Krasic. Credo sia una squadra che gioca bene soprattutto in difesa e Del Piero è un giocatore fantastico. Ma non c’è nessuno che mi metta paura: so che siamo abbastanza forti per vincere».
Cosa pensa della squalifica di Krasic?
«In certe situazioni abbiamo solo un secondo per decidere se stare in piedi o cadere. A volte si vuole così tanto aiutare la squadra che non appena un avversario ci tocca è quasi naturale lasciarsi cadere. Però se hanno verificato che si è buttato, la squalifica è giusta».
Al suo posto cosa avrebbe fatto?
«Se nessuno mi tocca non cado. Mai».
Tra un paio di settimane c’è il derby.
«L’ho già detto a inizio stagione: questa squadra non deve aver paura di nessuno. Se giochiamo al 100% vinciamo noi, nessuno può fermarci».
Cosa si aspetta da questa stagione?
«Giocare e dimostrare che sono da Milan perché vorrei restare qui a lungo».
E dal Milan?
«Tutti si aspettano che vinciamo qualcosa, quindi è giusto provare a vincere».
Scudetto o Champions?
«Se potessi scegliere, campionato».
Perché?
«Ovviamente la Champions è il mio sogno fin da bambino, ma in questa stagione sarebbe più importante il campionato per dimostrare che abbiamo fatto un buon lavoro per tutto l’arco dell’anno».
Com’è il Boateng fuori dal campo?
«Sul campo ci sono i miei nemici e io voglio distruggerli: questo è il mio lavoro. Ma fuori dal campo sono molto divertente, gentile e mi piace ridere».
C’è un giocatore con il quale ha più legato?
«Ibrahimovic: è incredibile, sia per la forza che per la qualità delle sue giocate. In più è molto divertente, parlo molto con lui, ridiamo e scherziamo: è il mio preferito».
E con l’italiano, come va?
«Parlo un paio di lingue, ma l’italiano è più complicato. Coi compagni usiamo il linguaggio del corpo: mani, piedi, tutto. Loro provano a parlare un po’ di inglese, io provo un po’ di italiano. Ma è positivo che io non parli italiano, perché così tutti quelli che vogliono parlare con me devono fare un po’ di pratica: a volte è divertente perché inventano completamente delle parole».
Ma la prossima intervista sarà in italiano?
«Ok, datemi un anno».