Bob Krieger: l’italo-prussiano che fu il fotografo più veloce di Manhattan

Nel suo «Chic e click» il compendio di trent’anni di carriera raccontando il made in Italy, scatto dopo scatto

C’è questo giovane fotografo sdraiato su un marciapiede di Manhattan, i taxi gialli sul ciglio della strada, i grattacieli sullo sfondo, una splendida modella ripresa in verticale davanti all’obiettivo. È il 1970, è scoppiato il made in Italy e Bob Krieger è lì per terra, nel cuore della Grande Mela a trasportarlo per il mondo... Ci sono queste copertine di Time datate anni Ottanta in cui viene celebrato The Giorgio’s Gorgeous Style, ovvero il meraviglioso stile Armani, fa la sua riapparizione, «comeback», fra computer e hard disk Mr Olivetti, al secolo Carlo de Benedetti, splende per intensa bellezza Hanna Schygulla, Europe’s Most Exiciting Actress, e dietro la macchina c’è sempre lui, Bob. E poi c’è la sfilata di visi e di mani che al cambio di secolo accompagna i Cento ritratti d’Italia: Montanelli e Biagi, Prodi e Berlusconi, Ciampi e Trapattoni... Volti che si svelano e/o si coprono, dita che si aprono e/o si intrecciano per il piacere di un unico, grande regista, ancora lui, Krieger.
Adesso che arriva in libreria Chic e Click (Leonardo International, pagg. 286, euro 130), ovvero il compendio di trent’anni e passa di carriera, bisognerà pur decidersi a dire che nessuno è riuscito a incarnare altrettanto bene quel qualcosa di impalpabile che è lo stile italiano, un insieme di eleganza e di scioltezza, di allegria noncurante, di decontratto senso del bello. E il tutto assume un valore ancor più particolare se si pensa che Krieger è prussiano da parte di padre, è nato ad Alessandria d’Egitto, è arrivato da noi a trent’anni, è il prototipo del perfetto cosmopolita. «Nessun Paese mi ha accolto come l’Italia, in nessun Paese mi sono trovato così bene e in nessun altro Paese ho mai desiderato vivere».
Negli anni Settanta, quando era già un fotografo di fama, lo chiamavano «Bob a quattro»: era veloce, sportivo, con una passione per le auto speciali, la Fiat 1100 Gran Luce del 1954, la Dodge coupé, il Pagodino della Mercedes... Erano il retaggio di una infanzia e di una giovinezza ad Alessandria d’Egitto, quando c’era ancora Farouk, si facevano i ricevimenti in ambasciata, le signore aspiravano il fumo delle sigarette da lunghi bocchini d’avorio... Da parte di madre Krieger è un Cammarano: il bisnonno Giuseppe fu il pittore di corte delle regge di Napoli e di Caserta, il trisavolo Vincenzo aveva come nome d’arte Giancola e fu il più celebre Pulcinella teatrale del suo tempo.
Con questo background di arte, spettacolo, cultura, non sorprende che Krieger abbia sviluppato la passione per la fotografia: cominciò da ragazzino avendo per soggetto la madre, le zie, il fratello, e da allora non ha più smesso.
Il titolo del libro ne racchiude il carattere meglio di una nota biografica: «Lo chic è per me il gusto raffinato in genere, con un po’ di manierismo che non guasta. Il click è la fotografia, quel rumore inconfondibile dello scatto che riempie sonoramente il tempo che si fissa per sempre». Ma nelle quasi trecento pagine che lo compongono non c’è solo o tanto il compendio di una vita artistica, ma anche un modo di essere e di intendere la vita e l’arte. Così, le foto si mischiano ai ritagli di stampa, ci sono collages e scritte a mano, testimonianze e ricordi, annotazioni e commenti, un ordinato disordine. E poi ci sono loro, naturalmente, le top model, si chiamino Veruska o Kelly Le Brook, Eva Malström o Beverly Johnson, Clarissa Burt o Iman, Linda Evangelista...
Un gruppo di foto «illumina» Krieger alla perfezione: scherzoso con Fiorello, ironico con Charlotte Rampling, affettuoso con Monica Bellucci, divertito con Alberto Tomba: loro sempre in primo piano, lui sempre defilato, ma presente. Ecco, Krieger è un fotografo che non se la tira, non si dà arie, la semplicità di chi sa di essere grande e non deve perciò dimostrarlo.