Boban: «Il Milan pensi solo a fare il Milan»

«Peccato per Ibra, uno che piaceva tanto al presidente Berlusconi»

Franco Ordine

Carissimo Zvone Boban, vuole fare con noi un passo indietro? Partiamo da Italia-Croazia e da Livorno: era lecito attendersi quel primo naufragio dell’Italia di Donadoni?
«Calma amico, calma. Donadoni ha dovuto arrangiarsi. In tanti, tra i convocati della sua prima amichevole, nemmeno se l’aspettavano. I croati poi giocano tutti nei rispettivi tornei da 4-5 turni, evidente la differenza di condizione fisica. Sono cose che nel calcio accadono. Non ne farei una tragedia».
Alcuni tecnici, come Sacchi, sostengono che è stata infelice la scelta dell’avversario...
«L’unica infelice scelta è stata quella della sede, di Livorno, con quello che è accaduto da una parte e dall’altra. Da noi in Croazia i media hanno stroncato il comportamento di quegli idioti. Ci sarebbe voglia di non parlarne ma l’episodio è così grave che questa volta non se ne può fare a meno».
Passiamo alla Champions league e al Milan: rischia grosso a Belgrado?
«Se pensa di non rischiare, rischia. Se gioca da Milan, passa il turno. La Stella Rossa non ha grandi qualità tecniche e se decide di partire all’assalto, e si scopre, può anche concedere qualche vantaggio. È una questione di testa, più che di gambe».
È meravigliato dal basso profilo del Milan sul mercato?
«Molti di noi avevano fatto questo ragionamento: il presidente Silvio Berlusconi è appena tornato sulla poltrona, farà un grande colpo. Non è stato così. Io mi aspettavo Ibrahimovic, è un giocatore da San Siro, uno che piace al presidente e alla sua idea di calciatore. Non è facile adesso trovare uno da Milan».
Beh, Ronaldo è in attesa...
«Se Ronaldo è quello delle prime due partite del mondiale, meglio lasciarlo dove si trova, continua solo a maltrattare se stesso, il suo immenso talento. Se invece si allena bene, si cura a tavola ed entra in sintonia con lo spogliatoio rossonero, allora è ancora il numero uno in circolazione. Fossi in Galliani e Braida lo chiamarei, prima della firma, e gli direi: Ronaldo, patti chiari, amicizia lunga».
Se le chiedessero un nome, quale farebbe per il Milan?
«Pensando ai rinforzi raggiungibili, non a Ronaldinho insomma, io dico che c’è a Barcellona un calciatore, Iniesta, poco considerato, che gioca poco e che secondo me vale tantissimo. Poi penso a Henry: spero che l’anno venturo si stanchi di Londra».
L’Inter, nel frattempo, ha sbancato il superenalotto...
«È l’euforia da scudetto a tavolino. Moratti vuole capovolgere la storia personale e del suo club, trasformandola da perdente in vincente. Ha fatto un gran mercato ma nutro dei gran dubbi sul suo centrocampo...».
Cioè?
«Bisognerà verificare se Vieira è quello della Juve o del mondiale, se Figo e Stankovic hanno birra per correre avanti e indietro sui lati. Sarebbe assurdo se non vincesse il prossimo scudetto. Dovesse accadere, dovrebbero chiudere bottega».
Sheva via dal Milan è stata una sorpresa?
«Sapevo che un anno fa era andato da Berlusconi a chiedere d’essere lasciato libero. Concordò di restare ancora per un anno: ha fatto la famosa scelta di vita».
E Capello a Madrid?
«Chi pensava che Capello restasse alla Juve in serie B è un ingenuo romantico. Non era una ipotesi irreale. E quando chiama il Real, cosa si può rispondere? Non sono stupito e non lo condanno. E invoco rispetto per il suo lavoro a Torino. Sul campo, lui e i suoi, hanno vinto due scudetti».
A proposito della Juve, lei, Boban, da che parte sta sullo scandalo: ha pagato troppo poco?
«Io penso che ci sia stato un grande segnale per il calcio italiano. Immaginare la Juve in serie B senza due scudetti, gli ultimi due, non è uno scenario da colpo di spugna. Lo so, da voi, i tifosi volevano la ghigliottina ma è sempre un errore pensare di ripulire una casa bruciandola. Anche le pene inflitte alle altre società non mi sembrano di poco conto».
Per chiudere, Boban: lei ha deciso cosa farà da grande?
«Per ora mi diverto col giornalismo, televisivo e no. Nel frattempo mi sono iscritto al corso Uefa per allenatore. Tornerò nel calcio, da dirigente o allenatore, non lo so di preciso».
Magari come Ct della Croazia, come Donadoni e Van Basten?
«Sa cosa penso? Che per fare il ct bisogna avere i capelli bianchi. Ma la mia non è una critica al Dona o a Marco, per carità, mi riferisco alle caratteristiche del ruolo. Roberto poi ha avuto una carriera internazionale e saprà cosa fare da ct».