Bobo cambia casacca «Io, figlio di Craxi a sinistra con Di Pietro»

I programmi del secondogenito dell’ex leader socialista: «L’unità del Psi, uscire dalla Casa delle libertà e trovare uno spazio nell’Unione»

Giancarlo Perna

«Sirchia è un galantuomo... però mannaggia!», si ribella Bobo Craxi che da dieci minuti non può fumare perché la pioggia ci costringe all'interno del bar. Nel frattempo, riempie il buco esistenziale coi miei stuzzichini. Miei, dato che l'aperitivo l'ho ordinato io, ma le tartine finiscono a manciate nelle sue giovani fauci. Spazza le olivette, sbriga la pratica salatini e tritura le patatine in tre secondi tre. Allora, mi incavolo.
«Bobooo», dico indicando le coppette vuote. Alla vista, il quarantunenne deputato del Nuovo Psi è colto da horror vacui e ordina simultaneamente un'acqua brillante, un caffè e una tonica. Mentre il cameriere rantola, Bobo urla: «Non piove più» e si precipita all'aperto. Siede a un tavolino galleggiante e fuma.
«Tra ingordigia e sigarette finirai per rovinare la tua bella forma», dico inseguendolo nel pantano. Bobo è infatti un fiore. Giacca sportiva, camicia aperta, faccia abbronzata dal sole della Tunisia da cui è appena tornato.
«Tonico e muscoloso. Pronto per il salto della quaglia nel centrosinistra», dico.
«Per me, è cosa fatta. Ma deciderà il congresso del Nuovo Psi a fine ottobre. Non ho dubbi sull'esito: usciremo dalla Cdl», dice.
«Tradisci», dico.
«È la Cdl che si sta frantumando. Presto ci sarà un'implosione della maggioranza. Non credo proprio che l'Udc voterà la riforma federalista», dice e accende la seconda Marlboro.
«E tu, teli prima», dico.
«Giusto che ciascuno pensi al proprio futuro e a quello del Paese. Noi socialisti abbiamo una bandiera da salvare. Non è peregrino tentare di nuovo l'unità dopo 13 anni», dice.
«Perché cerchi l'unità socialista andando a sinistra, anziché chiedere a Boselli di venire a destra?», chiedo.
«È normale che il luogo di incontro sia la sinistra. Non si può fare un Partito socialista accanto ai moderati. Noi ci abbiamo provato, ma ci è stata negata qualsiasi funzione politica».
«De Michelis, il tuo segretario, è contrario alla piroetta», osservo.
«È in travaglio. Considera immaturo dichiarare subito l'abbandono della Cdl. Pura tattica. Il fine è lo stesso», dice e risponde al cellulare. Quando chiude, il telefonino risquilla con un'altra musichetta, romantica stavolta. È la moglie. «Amore, sto facendo un'intervista», dice dolce.
«Hai una suoneria speciale per tua moglie?», chiedo.
«Ho suoni diversi per la famiglia, i collaboratori e uno anche per gli scocciatori», ride Bobo.
«Bel tomo: pianti la Cdl che ti ha salvato nei tempi bui», dico.
«Se non c'era la Cdl, non c'era il Nuovo Psi. Questo è vero. Ma oggi, la Cdl non c'è più. Esiste invece il Nuovo Psi e cerca uno spazio proprio».
«Due anni fa mi dicesti: “Stiamo col Cav. per sconfiggere quell'Ulivo che faceva morire Bettino Craxi in esilio e portava Di Pietro al governo”. È forse cambiato quell'Ulivo?», ironizzo.
«L'Ulivo non c'è più. È frantumato in vari soggetti. I Ds hanno fallito come forza socialista. Arrancano, fanno avanti indré. Nel centrosinistra si è aperto uno spazio, sia pure modesto, per un'area di autentica tradizione socialista».
Com'è che adesso, dopo quattro anni, la Cdl non ti va più bene?
«La Cdl ha svelato un'anima cattolico moderata, teocon, che confligge con la natura del socialismo», politicheggia Bobo.
«Ci sono più amici di tuo padre Bettino da questa che dall'altra parte», dico per colpirlo al cuore.
«Cercheremo di allargare questa sfera di rispetto anche nell'altro campo», replica imperterrito.
Sei mesi fa dicevi: «Se mi tolgono Di Pietro dai piedi, vado a sinistra». Non te l'hanno tolto, ma ci vai lo stesso.
«Di Pietro è un residuo del passato. Pensavo che fosse un ostacolo. È solo un vecchio arnese», dice.
I tuoi rancori sono finiti a tarallucci e vino?
«Se avessi voluto vendicarmi, avrei organizzato una milizia alla libanese, non un normale partito. In ogni caso, non mi sarei vendicato su Di Pietro che è stato solo uno strumento. I mandanti sono altri».
«Come farai a convivere coi Rutelli vari che tifavano per Craxi in galera?», mi informo.
«Queste sono le domande che mi fanno inc...zare».
«Me ne impipo».
«Non sono stato io a legittimare i personaggi che hanno creato i veleni di Tangentopoli. Ma solo a me si chiedono ulteriori esami».
«Tu hai più obblighi di memoria, dato che ti hanno massacrato il padre», dico a muso duro.
«Pensi che abbia dimenticato? Che non sia pieno di rabbia?», dice inviperito.
Penso che ti butti nelle braccia di chi vi ha odiato.
«Ci sono compagni che vogliono l'unità. Io devo tenerne conto. Punto a questo, non ad andare a braccetto di Rutelli e Di Pietro».
«Ripeto: potevi cercare l'unità nella Cdl dove sei più benvoluto», dico.
«A parole. Ho tanto insistito con la Cdl per creare la commissione d'inchiesta su Tangentopoli. Me l'ha sempre negata. È stato proprio Cicchitto, l'ex socialista, a darmi picche cento volte».
Quindi te ne vai contento.
«Perché devo stare in un campo profughi? La Cdl si sviluppa in modo estraneo a noi. Non posso passare la vita in Parlamento a schiacciare il bottone per Fi. Non è questo che i socialisti vogliono dal figlio di Craxi», sbotta e giù a fumare. Per calmarlo, passo a domandine più lievi.
Mentre tu te ne vai, tua sorella Stefania entra in Fi...
«Quando l'ho saputo, sono caduto dalle nuvole. Credevo volesse custodire la memoria di Craxi attraverso la fondazione a suo nome. Ora invece vuole collegarla a un'area politica diversa da quella a cui lui apparteneva. È un grave errore e si presta a un gioco che non mi piace».
Cioè?
«Fa sì che Berlusconi pensi di risolvere con lei la questione socialista».
Stefania ha detto che, per lei, il tuo trasloco è «una tragedia personale e politica».
«Per me, tragedia è la diaspora socialista, non l'uscita dal movimento moderato a cui lei si è iscritta».
Finirete a schiaffi.
«Hai ragione, dico cose scontate. Una baruffa tra fratelli non rende bene il dramma socialista. La politica è una cosa seria e il mio compito è l'unità del Psi».
Con chi di voi due sarebbe d'accordo Bettino?
«Non so. Credo però che se vogliamo dare una prospettiva al suo pensiero, dobbiamo restituirlo all'area politica a cui appartiene».
Cosa ti ha più deluso in quattro anni di Cdl?
«Non ho apprezzato le leggi cosiddette ad personam, accusa tristemente vera. D'accordo che anche la sinistra aiutò Prodi, modificando l'abuso d'ufficio. Ma la gravidanza isterica di leggi mirate della Cdl ha creato un corto circuito nel Paese. Poi non ho mai gradito la posizione ostile agli arabi. Né le chiusure sul divorzio veloce e la fecondazione assistita. La Cdl è stata meno liberale di quanto si proponesse».
Sei sempre stato diffidente verso Lega e An.
«Perché lì sono più vistose le differenze culturali. Ma ho conosciuto tante persone ammirevoli sia nella Lega che in An».
L'Udc ripudia il Cav. come leader.
«Per me, lui resta il migliore candidato per il 2006. Il sistema maggioritario impone la riconferma del premier uscente se non viene prima sfiduciato dalle Camere. Se no, è il classico imbroglio all'italiana».
Il Cav. ha cercato di trattenerti?
«No, il che ha fatto diminuire la mia autostima» (ride per un po').
Strano. Pensavo che per il figlio di Bettino...
«Ha trovato subito la soluzione: “Se ne va un Craxi, ce ne metto un altro”».
Ti considererà ingrato visto che a lui, amico di tuo padre, gli preferisci Prodi, anticraxiano al cubo.
«Chi comprende la limpidezza del desiderio di ritrovare l'unità socialista, non può impedire a Bobo e altri compagni di cercarla».
Cosa pensi del Cav. sul piano privato?
«Porto a lui e alla sua famiglia un affetto personale immutabile. È tra le persone più sorprendenti che abbia incontrato. Per capacità di lavoro, intuizione, generosità».
Politicamente?
«Ha cercato con una sterzata di restituire fiducia al Paese e di dare un'alternativa politica ai moderati che la furia giudiziaria aveva disperso. Ma non ha saputo comunicare. Quella che doveva essere la sua forza, si è rivelata il difetto».
Il suo governo ti ha deluso?
«Non sempre la squadra è stata all'altezza del compito che si era data. Se il giorno dopo l'11 settembre 2001 avesse dichiarato lo stato di crisi, sarebbe stata un'intuizione politica di alta scuola».
Non potrai più candidarti nel collegio di Trapani che ti aveva eletto per la Cdl.
«L'idea di non candidarmi più a Trapani mi ha fatto perdere tante volte il sonno. Trapani è stata una continuità ideale tra l'Africa del Nord e l'Italia. Sono affezionato alla città e agli abitanti. Ho coltivato amicizie e affetti sinceri».
Dove finirai?
«Non certo nel Mugello (ride: è un feudo ds, ndr). Rischio ovunque. Non è detto che da qualche parte aspettino proprio me».
Tifi già per Prodi contro il Cav.?
«Io spero già da ora che la sinistra italiana vinca le elezioni».
Cosa ti fa piacere lasciarti alle spalle nella Cdl?
«Il sentimento prevalente che ho provato: la frustrazione, il senso di inutilità. Ero un ospite, ma in quarantena».
Sai già che accoglienza avrai nell'Ulivo?
«Lo capirò meglio stasera che sono ospite al Festival dell'Unità. Se dal fondo della sala arriva una pernacchia, sono sempre pronto a cambiare idea. Ha ha ha».