Bobo Craxi con il notaio al congresso socialista

Il figlio di Bettino: «Il caso De Michelis è chiuso, deciderà il tribunale». Ma la Moroni replica: è un segretario abusivo

Luca Telese

da Roma

La guerra delle due rose continua senza tregua. Ed è un Bobo Craxi un po’ sarcastico e un po’ azzeccagarbugli, quello che si proclama unico legittimo segretario del Nuovo Psi. Quello che da un lato si affida alla carta bollata, e dall’altro ironizza sui «mandati esplorativi» chiesti da Gianni De Michelis per sondare le possibilità di accordo con l’Unione: «A forza di esplorare o avremo trovato le Americhe o smarrito la bussola: Gianni ha smarrito la bussola».
È un Bobo Craxi che non ti aspetti quello che con piglio tribunalizio convoca i suoi delegati davanti al notaio all’Eur, tutti in fila per il rogito congressuale, come se fosse un problema ereditario: «Il caso De Michelis - avverte - per noi è chiuso. A meno che lui non lo voglia riaprire, ma vedo che c'è l'intenzione di risolvere la questione in tribunale. Bene, la ragione o il torto lo dà il tribunale dei fatti». Dall’altra parte della barricata i demichelisiani si riorganizzano, e illustrano le contromosse. La nuova portavoce, Chiara Moroni, pasionaria tanto pacata quanto coriacea spiega: «Se Bobo vuole arrivare davanti ad un giudice, con i suoi delegati certificati per via notarile, farà un buco nell’acqua. Il congresso non è stato mai aperto, De Michelis ha letto una dichiarazione inequivocabile in cui spiegava che di fronte alle contestazioni dei delegati, restava in carica il vecchio gruppo dirigente». E quindi: «Il congresso in cui Bobo si è autoproclamato segretario era un’assemblea di partito. Quello vero lo faremo noi, a gennaio».
Ed è dunque uno scontro tra la politica e la carta bollata, quello che andrà in scena nei primi mesi del del 2006, di cui nessuno può prevedere gli esiti ma di cui è chiaro l’obiettivo. La strategia di Bobo infatti è questa: mentre da un lato continua a pilotare l’ingresso della parte di Nuovo Psi che controlla dentro il polo laico-socialista, il segretario della «seconda rosa» mette in piedi una battaglia legale con l’obiettivo evidente di inibire l’uso del garofano socialista al Nuovo Psi demichelisiano. Apparentemente lui non ne dovrebbe avere bisogno, visto che la confluenza con lo Sdi e i capezzoniani avviene sotto il simbolo di copyright radicale, la storica rosa nel pugno. Invece a Bobo la rosa socialista mitterrandiana non basta, vorrebbe aggiungere un altro pugno e un altro fiore, (il suo).
Ma alla fine, simboli a parte, se la battaglia, il notaio e le carte bollate hanno una loro logica, uno dei primi effetti è stato di spingere definitivamente l’ex ministro degli Esteri fuori dalla terza via e tra le braccia della coppia di ferro Chiara Moroni-Stefano Caldoro, da sempre convinta che l’unica via percorribile fosse la permanenza nella Casa delle libertà. Bobo lo ha messo in conto, e alza il tiro: «La lista con il simbolo con la rosa nel pugno alle elezioni politiche, ma per le amministrative adottiamo il garofano a rappresentare l'Unità socialista». Lo fa per rincuorare i tanti militanti che in queste ore sono spaventati dall’idea di essere assorbiti dai radicali. E la spia di questo disagio è la risposta dura che Daniele Capezzone ha dato alle dichiarazioni dei socialisti «bobiani»: «Ascoltando l'intervento di Saverio Zavettieri, le cose si fanno chiarissime e decisamente non ci siamo. Si mette in campo - dice il segretario dei radicali - un'impostazione lontanissima rispetto a quella di Fiuggi e Riccione restano gli attacchi a Pannella, alla Bonino, ai radicali e allo Sdi. Si mette in discussione perfino la battaglia laica. Si evoca una curiosa contrapposizione tra blairismo e liberalsocialismo da una parte (incarnati, immagino, dallo stesso Zavettieri) e radicalsocialismo dall'altra. Si ricomincia - conclude Capezzone - con l' unità socialista anteposta e contrapposta al nuovo soggetto politico liberale, laico, socialista e radicale». Il notaio aiuta: ma non risolve i problemi politici.