Bocca attacca Pansa e il premier: revisionisti

Non esclude la «fine violenta» di Berlusconi e punta il dito verso l’ex collega di «Repubblica» che scrive libri per la Sperling

Mario Sechi

da Roma

È sceso dalla montagna, il fucile in spalla, la fiaschetta di grappa assicurata alla cintura, l’orologio nel taschino fermo al 1945, la voce roca. È sceso dalle valli e ha tuonato contro «il dittatorucolo», ha evocato «piazzale Loreto» e poi «Nerone» e «la Resistenza» e «il mostro di autoritarismo» e «lo sdoganamento dei fascisti» e i «vergognosi libri di Giampaolo Pansa».
Più che sceso in realtà Giorgio Bocca sembra trasceso sulle colonne del Corriere della Sera per dire all’Italia che il momento è grave e lui anzi, «Noi di Giustizia e libertà, Scalfari, Biagi, Sylos Labini, abbiamo sempre combattuto i personaggi come Lui». Dove il Lui è ovviamente Silvio Berlusconi e però non solo Lui, ma anche altri che pure votano Prodi ma hanno il peccato originale di aver pubblicato dei libri con le case editrici del gruppo Mondadori. E così nel calderone bollente di Bocca ci è finita pure un’altra penna storica di Repubblica e dell’Espresso, Giampaolo Pansa. Colpevole per il tribunale azionista di Bocca & C. di aver scritto «vergognosi libri» prontamente pubblicati dal mefistofelico Cavaliere di Arcore. Bocca è rutilante come suo solito, prima di caricare la sua spingarda e puntarla contro Pansa, fa sapere al volgo che non esclude «una fine violenta» per Berlusconi perché «sfida continuamente tutti con le sue provocazioni e la ricchezza faraonica». È probabile che Bocca vagheggi un altro sistema, ma il suo elevare la ricchezza a colpa è davvero interessante e apre fauste prospettive anche per il suo editore che non sembra del tutto sprovvisto di mezzi finanziari. Bocca prima di colpire il censo ci tiene a premettere che lui no, lui con il Cavaliere per fortuna non ce l’ha affatto: «Non porto rancore verso Berlusconi» e però sembra quasi dispiacersi del fatto che «figurarsi se un Paese capitalista come l’Italia permetterà di distruggere le reti Mediaset. Nessuno le toccherà, al massimo i vincitori ci manderanno qualche dirigente». Che peccato. È un Bocca da antologia quello che punta il dito contro «lo sdoganamento dei fascisti e la campagna di revisione storica della Resistenza».
È a questo punto che l’indomito partigiano Giorgio Bocca da Cuneo afferra la cartucciera, carica lestamente l’arma, prende la mira e prova a cecchinare lui, l’ennemi à gauche, Giampaolo Pansa da Casale Monferrato, condannato dal tribunale del popolo per aver pubblicato libri blasfemi come Il sangue dei vinti e I figli dell’Aquila. Il colpo del partigiano Bocca però sembra non essere andato a segno. Pansa infatti viene segnalato ancora in buona salute e a piede libero. Chi lo conosce scommette che la sua reazione sarà la solita: «Non ho finito di leggere Proust, perché devo leggere Bocca?».