Bocce, lo sport dei nonni in Liguria ha un baby prodigio

Volo, raffa, pentaque. Alla spiaggia, in campagna o nelle bocciofile cittadine il gioco delle bocce intrattiene i pomeriggi delle signore e dei signori di una certa età, eppure ancora energici e atletici. Pochi sanno però che la passione per queste sfere colorate che attraversano millenni di storia non coinvolge soltanto la terza età. Numerosi sono i giovani che sparsi per i centri sportivi d'Italia si allenano a questo sport, fino al 20 luglio riuniti nei Campionati nazionali a Pinerolo, in provincia di Torino. E i giovanissimi liguri della sezione under 14 hanno salito più volte i gradini del podio. Primato italiano a Diego Rizzi e Vanessa Romeo del Dlf Ventimiglia nel pentaque a coppie, medaglia d'argento a Giada Farina e Laura Cardo della Anpi Molassana Genova nella stessa specialità. Ancora ai primi posti i giocatori liguri nel pentaque individuale.
Se nell'ambiente sportivo giovanile il calcio la fa da padrone, insieme con i classici quali il nuoto e il basket, vedere questi ragazzi confrontarsi sul campo da bocce con tutta la concentrazione che una competizione richiede è un'esperienza di certo inusuale. Ma soprattutto suscita curiosità capire come questi calciatori o cestisti mancati si siano appassionati al gioco dei nonni. Ed è andata proprio così: «Questa passione è nata osservando mio nonno e mio papà giocare», risponde Samuele Campora, che appena terminato l'esame di terza media è partito alla volta dei campionati nazionali a Pinerolo, dove si è qualificato per la terza volta. «Un po' per gioco, un po' per curiosità mi sono iscritto alla società bocciofila di Voltri, dove ho trovato altri due ragazzi della mia età. E così ho avuto modo di sperimentare il confronto, di paragonare le mie capacità con quelle degli altri, piacevolmente sorpreso dalla scoperta che non ero l'unico a praticare questo sport». Gli allenamenti si svolgono più volte alla settimana, esattamente come avviene per le altre discipline. Il bello di questo sport, poi, è che in fondo per allenarsi serve ben poco: è sufficiente avere con sé le bocce e il campo di gioco è bello e fatto.
Samuele è convinto che anche i suoi amici, se solo superassero la diffidenza iniziale, si appassionerebbero alle bocce. «Ma più che diffidenza - precisa - è anche questione di pigrizia: è uno sport che richiede moltissima pazienza e altrettanta concentrazione, la capacità di estraniarsi dal resto e vedere soltanto il boccino, misurare le distanze e i tempi».