Bocche cucite e nervi tesi I cechi si affidano a Nedved

Il ct: «Nessuno dei miei farebbe come De Rossi». E Ujfalusi spiega come bloccare Toni

Marcello Di Dio

nostro inviato ad Amburgo

Pavel Nedved ha mantenuto la promessa: bocca cucita alla vigilia del match con l’Italia. «Cosa dovrei dire?», è la mezza frase che farfuglia ai cronisti mentre passa rapidamente in mixed zone. Magari - direbbe qualcuno - rispondere agli azzurri che lo hanno accusato di essere un tuffatore. Ma forse l’avrà già fatto via telefono ai compagni juventini (Cannavaro e Zambrotta in particolare, che lo avevano invitato scherzosamente a «non fare il furbo»). E nella provocazione non casca nemmeno il ct Bruckner, che a sua volta aveva precisato che «nessuno dei miei si sarebbe mai permesso di fare un gesto come quello di De Rossi». «Nedved è un simulatore?», gli chiedono i giornalisti. «Qual è la domanda?», fa finta di non capire Bruckner, che poi aggiunge: «Questo è ciò che dicono i giocatori italiani... Io dico solo che Pavel è il leader di questa squadra, fa da collante a tutti i compagni». Parole ben diverse da quelle sferzanti rivolte appena due anni fa al calciatore di Cheb, capro espiatorio dell’ultimo Europeo finito in semifinale per colpa della Grecia, poi laureatasi campione. I tempi sono cambiati, Nedved è stato l’uomo in più nello spareggio per arrivare in Germania e ora è l’elemento per fare più strada possibile nel Mondiale.
Bruckner è nervoso, si vede lontano un miglio. Sa di arrivare alla partita più importante con assenze importanti e con l’attacco contato. Rinunciare ad esempio ai centimetri di Koller è un vantaggio di troppo concesso all’Italia. «Credo che tutte le squadre del girone abbiano le stesse possibilità di passare il turno – prova a smorzare la tensione in conferenza stampa -. Per noi la qualificazione agli ottavi sarebbe il massimo. Ma dovremo dare il cento per cento, l’Italia è una grande squadra». Per questo Bruckner vorrebbe contare sull’apporto di Milan Baros. «Sta meglio, una speranza che giochi esiste», sottolinea il ct.
Il capocannoniere dell’Europeo portoghese è fermo dal 3 giugno, colpa di una fastidiosa tendinite al piede sinistro. L’attaccante dell’Aston Villa si dice pronto a scendere in campo, ieri si è allenato con i compagni ed è la carta della disperazione che Bruckner potrebbe giocare. «Vorrei vedere lo spirito espresso nell’ultima partita vera che abbiamo giocato, quella del 16 novembre a Praga contro la Norvegia che ci ha portato in Germania», è l’augurio del ct ceco. Che teme gli attaccanti azzurri («l’assenza di Ujfalusi è importante, dispiace averlo perso»).
Ma Rozehnal, difensore centrale, rivela: «Tomas conosce bene Luca Toni per averci giocato insieme a Firenze, ci ha raccontato parecchi segreti su di lui... E siccome voglio rimanere qui il più a lungo possibile, ce la metterò tutta per fermare gli attaccanti dell’Italia. Non sarà facile, ma la cosa certa è che dobbiamo vincere. E credo di poter parlare a nome di tutti i compagni». Anche di un altro Tomas, quel Rosicky già in gol due volte nel corso di questo Mondiale. Per la causa, sarebbe disposto anche a fare la punta. «È il nostro giocatore universale in mezzo al campo, ora ha imparato anche a difendere». Manca solo che si metta tra i pali, ma lì c’è già l’esperto Petr Cech, che non vede l’ora di sfidare Buffon. «È stato sempre il mio numero uno, e la nostra è una delle tante sfide della partita», confessa il portiere del Chelsea. In ritiro sono state vietate le visite di mogli e fidanzate, saranno il premio in caso di passaggio agli ottavi, così Cech e altri compagni si sono dedicati al golf. Non Bruckner, tipo più schivo e di poche parole. Quasi come Zeman che, essendo tornato a Lecce, non sarà un futuro concorrente per la panchina. Che il ct vuole tenere salda. «Battiamo l’Italia e andiamo avanti», il suo grido di battaglia. Senza pensare a ciò che accadrà a Norimberga tra Ghana e Usa. «Se chiederò informazioni sull’altra partita? Dipenderà da come andrà la nostra». E in Italia già si fanno gli scongiuri...