Bocchino e i gadget futuristi, che coincidenze

Marketing e politica. Un binomio sempre più attuale: il modello americano fatto di pins e gadgets personalizzati ha attraversato l’Oceano. I nuovi partiti non sono esenti da questa moda. Anzi, Futuro e Libertà ha immediatamente puntato con forza su questo fronte per finanziare la propria attività. Ricorderemo il successo di vendite alla convention di Bastia Umbra per la maglietta stile Andy Warhol con l’effige di Fini e la scritta «Che fai mi cacci?», che immortalava l’immagine del presidente della Camera alla direzione Nazionale del Pdl. I futuristi hanno scommesso sull’e-marketing, creando siti web dedicati al merchandising. In principio, è stata Generazione Italia a lanciarsi in questa direzione. Alla vigilia di Mirabello circolavano link con sconti eccezionali per cappellini e posacenere. Con la nascita di Fli, anche il «partito dei grandi» si è dotato di un proprio portale per vendere i prodotti del brand finiano. Collegandosi a www.futuroelibertashop.it, è possibile acquistare lo zainetto in nylon, la felpa o un set di penne targato Fini. Alla stessa pagina reindirizza anche il link www.generazioneitaliashop.it, dove campeggia un’invitante tazza in ceramica, indicata come quella «ufficiale di Fli».
Ma le sorprese arrivano quando dal sito si viene indirizzati sulle pagine web di due società, l’una responsabile degli ordini, l’altra concessionario esclusivo del marchio Generazione Italia. Cliccando sul sito si scoprirà che la prima corrisponde al nome della Novezeri–Thinking Velocity (www.novezeri.it), società di pubblicità, editoria e nuovi media con sede ad Aversa (Caserta). Sarà una semplice coincidenza, ma si tratta proprio della città dell’onorevole Italo Bocchino, e del responsabile del movimento giovanile dei futuristi, Gianmario Mariniello, consigliere comunale nella città campana. La seconda, invece, si chiama Ita2020 s.r.l. (www.ita2020.it). Sul sito non compaiono contatti né informazioni sulla sede legale, ma si tratta di una società di commercio elettronico di beni non alimentari, con sede sempre ad Aversa. Semplice coincidenza?
Non conosciamo i termini contrattuali tra le società e il partito, tantomeno secondo quali criteri siano state selezionate. Si tratta di una scelta di tipo privatistico e non abbiamo motivo di dubitare che il tutto sia corrisposto a principi di convenienza e trasparenza. E plaudiamo al fatto che la scelta sia caduta su due società meridionali, delle quali avremmo piacere di conoscere il nome dei proprietari per sollevare dubbi su ipotetici conflitti di interesse.
Del resto, sarebbe opportuno dipanare il dubbio che la nascita del Fli possa aver rappresentato, per alcuni futuristi, anche una nuova forma di business. Questa vicenda ha un risvolto politico. È apparso che Bocchino stesse giocando una partita tutta sua, in virtù di una acquisita visibilità nazionale che gli era preclusa finché era vice-capogruppo del Pdl. Dalla nascita di Fli si è occupato in prima persona della strutturazione del partito, dei circoli di Generazione Italia, diventati le prime cellule di Futuro e Libertà. È lui a tenere le chiavi dell’organizzazione nazionale di Fli e i contatti con i responsabili territoriali, per la cui nomina ha carta bianca da Fini. È lui a gestire la cassa e i conti e a curare il marketing. Fattori non irrilevanti per chi conosce le dinamiche di partito. Sabato scorso ha addirittura rilasciato all’Unità un’intervista in cui ha candidamente dichiarato «il mio leader è Casini».
Nonostante i malumori, Italo va diritto per la sua strada e non si scompone, promuovendo una denuncia per abuso d’ufficio nei confronti del ministro degli Esteri Franco Frattini attraverso un anonimo militante di Fli. Il dubbio sorge spontaneo: caro Fini, ma sei sicuro di poterti fidare di Bocchino?