Bocchino: «L’Udc fermerebbe ogni decisione»

da Roma

Onorevole Italo Bocchino, vicepresidente vicario dei deputati del Pdl, il reggente di An La Russa ha detto che di un eventuale allargamento all’Udc del Popolo della libertà «si parlerà tra tre anni».
«L’ipotesi di un allargamento all’Udc non è all’ordine del giorno. Non c’è un bisogno né numerico né politico. Poi, le stesse dichiarazioni di Casini e Cesa non vanno in questa direzione. Il percorso di nascita e l’irrobustimento del Pdl devono essere portati avanti dai soggetti che l’hanno costituito. Solo successivamente si può pensare a un allargamento».
Che cosa pensa quando si indica l’Udc come fattore di riequilibrio tra i due pilastri del Pdl?
«L’Udc è stato fondatore del Polo della libertà e poi della Cdl. Si sono sottratti operando una serie di distinguo, nessuno li ha marginalizzati, è stata una loro scelta. Oggi sarebbe difficile immaginare che un governo decisionista che ha conseguito straordinari risultati, porti dal suo lato una forza politica che rimetterebbe tutto in discussione. Che cosa succederebbe con l’Udc su temi come giustizia, federalismo fiscale e utilizzo dell’esercito nel pattugliamento delle città? Credo che i provvedimenti sarebbero sottoposti a un’estenuante mediazione che rischierebbe di vanificare l’azione di governo».
E invece la riunione di giovedì sera com’è andata?
«Non solo è stato riconfermato il percorso ma c’è stata un’accelerazione: tra due settimane si costituirà il comitato dei cento e tra gennaio e febbraio terremo il congresso di fondazione. Abbiamo le idee chiare sul nuovo soggetto politico».
Fi e An, quindi, si scioglieranno?
«Scioglimento è una parola sbagliata. Noi andiamo verso una fusione di vari soggetti per creare un partito politico alternativo alla sinistra che si collega alla grande famiglia culturale del popolarismo europeo».
I rapporti di forza tra Fi e An 70-30 per cento saranno confermati?
«Rispecchiano le percentuali dei partiti. Circa un terzo è rappresentato da An e il resto da Fi compresi i soggetti che hanno dato vita alla lista del Pdl. Ma percentuali e quote appartengono alla fase di transizione. Una volta superata, sarà la meritocrazia a stabilire chi deve fare che cosa».
Nel Pd le cose non hanno funzionato in questo modo.
«Il Pd è stato un’operazione politica voluta dai Ds per annacquare la loro storia e superare un handicap che non li metteva in condizione di poter vincere. La loro è stata una fusione fredda per necessità, la nostra è una fusione a caldo sulla spinta della base elettorale e della volontà politica della nostra classe dirigente».
La prima Festa del Pdl sarà rinviata?
«Avendo spostato la costituente di qualche settimana, ci sarà uno slittamento dell’iniziativa esterna da organizzare e della quale dovremo determinare durata, dimensioni e tipo di mobilitazione da legare a questo evento».