Bocchino: «Scelta coraggiosa La base è più laica dei vertici»

«Il referendum c’entra poco. Le polemiche sono figlie di un malessere più profondo di un partito che ormai non si confronta più»


Onorevole Italo Bocchino, nel suo partito si è scatenato l’inferno dopo la presa di posizione di Fini sul referendum. Lei da che parte sta?
«Io ritengo che quell’intervista sia stata per molti versi coraggiosa. D’altronde la mia posizione è molto simile, e presa precedentemente a quella di Fini: vado a votare, voto tre sì. Mi distinguo su un tema fondamentale, però: anch’io preferisco astenermi sull’eterologa. E trovo molto forte quel giudizio sull’astensione “diseducativa”. Astenersi è lo strumento migliore per dire che non si è d’accordo su un quesito».
Per il resto, condivide?
«Condivido i contenuti, ma non quel giudizio così negativo sull’astensione. E comunque, se Italo Bocchino dice che va a votare sì è una piccola notizia, una posizione laica nell’ambito della libertà di coscienza di An. Io non mi sono messo a fare campagna referendaria, non sono andato a manifestare in compagnia dei referendari: la mia libertà di dirigente politico è più limitata rispetto a quella di un comune cittadino, io rappresento la gente che mi ha votato e che può pensarla anche molto differentemente da me. Per questo capisco lo sconcerto di molti per la presa di posizione di Fini: la libertà di coscienza di un leader importante è ancora più ristretta, perché ogni tua scelta influenza inevitabilmente molte più persone, un intero partito. Per questo c’è stata una reazione così forte dentro An».
Dove porteranno sconcerto e proteste?
«Credo che solo una piccola parte di queste reazioni siano figlie dirette della diatriba sul referendum. Piuttosto sono figlie di un malessere più profondo di un partito in cui da tempo si discute poco, ci si confronta poco, non si riuniscono gli organismi dirigenti. Un malessere che spinge molti a porsi il problema di un Fini che fa fughe in avanti, un leader che per alcuni è sempre più lontano dalla struttura del partito».
Dalla struttura o dalla base, dall’opinione degli elettori?
«Quasi tutta la classe dirigente di An è per l’astensione. Quanto alla base, invece, ne dubito. La classe dirigente valuta anche le ripercussioni politiche: si chiede come può un partito cattolico impegnato per la difesa della vita dare una sterzata laica così forte. Ma la base, gli elettori di An, sono già molto più laici del vertice, e lo si è visto anche su temi come aborto e divorzio».
Perché voterà tre sì?
«Sono cattolico, sono contro l’aborto, abolirei la legge 194. Penso che nella fecondazione naturale la vita inizi dal concepimento. Ma nella fecondazione assistita le cose sono diverse: un embrione senza utero cos’è, cosa può diventare? È come uno spermatozoo o un ovocita, da solo non può diventare nulla: la vita inizia con l’impianto nel ventre materno. Quindi credo siano giuste la diagnosi pre-impianto, il congelamento degli embrioni, la ricerca su quelli orfani invece di buttarli nell’immondizia. A chi si astiene vorrei chiedere: ma voi o le vostre mogli avete fatto l’amniocentesi? E perché l’avete fatta? Me lo devono spiegare, e spiegarmi cosa c’è di differente rispetto alla diagnosi pre-impianto. Capisco la preoccupazione della Chiesa per l’intervento umano sul processo della nascita. Ma ricordo che la Chiesa è stata contraria anche al parto cesareo, è contraria alla pillola, al preservativo... Fa il suo mestiere e lo fa bene. Lo Stato laico però deve farne un altro».
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