Bocchino: «Una vicenda kafkiana L’accusa? Aver indicato uno chef»

RomaEntra ed esce dall’Aula come se non fosse successo nulla. Aspetta diverse ore prima di dire la sua. Poi, nel tardo pomeriggio, allerta i giornalisti presenti a Montecitorio e scende in sala stampa. Italo Bocchino si definisce «tranquillo, sereno», ma allo stesso tempo «sconcertato». E chiama in causa pure Kafka per esporre il suo punto di vista, spiegare cosa gli viene contestato dalla Procura di Napoli, far intendere che non ha nulla da temere e che non fuggirà dall’accertamento della verità. Perché, sia chiaro a tutti, «non ho mai abusato della mia posizione».
Si parte dalla cronaca. «Circa un’ora fa - attacca, intorno alle sei - ho ricevuto da parte dell’ufficio del gip di Napoli l’invito alla fissazione di una udienza per il 12 gennaio, con oggetto il contraddittorio tra le parti, per valutare la richiesta dell’uso delle intercettazioni telefoniche tra me e Alfredo Romeo».
Per il vicecapogruppo del Pdl, la questione è lineare. «Ho profonda fiducia nella magistratura, da cui non si deve fuggire - rimarca -. Non si deve quindi passare al contrattacco: mi presenterò in quella data e chiederò alla Giunta per le autorizzazioni di dare parere favorevole all’uso delle intercettazioni, perché mi permetterà di spiegare questa vicenda kafkiana».
L’esponente di Alleanza nazionale si sofferma poi sulle contestazioni a suo carico. In due delle sette intercettazioni, dichiara, «vengo accusato di aver consigliato a Romeo un grande chef, Gennarino Esposito, per il ristorante del suo albergo a 5 stelle. Poi, però, i due non si sono messi d’accordo. E per questo viene chiesto il mio arresto?».
«L’altra accusa - prosegue Bocchino - è di aver condizionato i consiglieri comunali di An sulla vicenda del Global Service. Io non ho mai fatto alcun intervento in questo senso e non c’è mai stata una conversazione tra me e i consiglieri, tre dei quali neanche conosco. Anzi, An si è sempre opposta, ha fatto ostruzionismo e alla fine ha votato contro la gara d’appalto a suo favore».
«Sono amico personale e familiare di Romeo», sottolinea inoltre il parlamentare, che tiene a ricordare: «È il più grande imprenditore del settore» e «gestisce» pure «gli immobili del Quirinale, del Senato, di Palazzo Chigi e della Procura di Napoli». «Sono sconcertato - ammette - perché dal provvedimento si evince che la richiesta all’uso delle intercettazioni è finalizzata alla richiesta di custodia cautelare in carcere per il sottoscritto».
«C’è una sola conversazione in cui si parla di sodalizio - racconta l’esponente di via della Scrofa - ma non sono convinto di avere usato questa parola. Dal modo in cui è stata riportata questa intercettazione, sembra che a Napoli ci sia una fusione tra maggioranza e opposizione. In realtà, Romeo mi chiedeva a quale corrente appartenessero i consiglieri che si opponevano alla sua impresa. Io gli rispondevo che ormai siamo un tutt’uno. Questo è stato interpretato come se ci fosse un sodalizio tra maggioranza e opposizione, ma noi lì non tocchiamo palla da 15 anni. E io non ho mai fatto nessun atto per occuparmi della delibera Global Service».
Bocchino non si sbilancia e non fornisce analisi politiche, perché «ora devo pensare a questa vicenda che mi riguarda». E prima che i cronisti partano con le domande, frena così: «Conoscete tutti la mia disponibilità, ma comprenderete che in questo momento è meglio così, perché ritengo di dover rispondere con atti formali ad atti formali». Espone quindi il suo pensiero, poi saluta e va via, concedendosi un sorriso. Forse il primo della giornata.