Boccia il crocifisso, ma se lo tiene in ufficio

(...) che ha ritenuto l'esposizione del Crocifisso in contrasto con la Convenzione sui diritti dell'uomo, e vi ha ravvisato la tutela di ogni diritto religioso», spiega la capogruppo Giulia Gambino. Mentre Annunziata Valle (Sinistra e libertà) da un lato prova «ammirazione» per chi ha la Fede, e dall'altro parla della croce come strumento di «discriminazione al contrario» per gli studenti non credenti.
Ad Alessandro Sintoni che, dall'opposizione, descrive il Crocifisso come il «manufatto umano di Dio che lancia un messaggio di tolleranza, pace e accoglienza», risponde l'assessore Maria Luisa Biorci ricordando la storia del vitello d'oro: «I cristiani non hanno bisogno di simboli perché li hanno nel cuore».
Bocciate anche le parole di Giuseppe Mina («qualcuno ha anche esultato a Strasburgo dicendo che togliendo la croce si usciva finalmente dal fascismo») e Paolo Cenedesi: «La nostra è una battaglia trasversale a destra e sinistra in difesa di un simbolo della nostra tradizione, e non solo religiosa».
Niente da fare. Non c'è storia per le argomentazioni della minoranza che direttamente o indirettamente finisce sotto accusa. Perché se Giulia Gambino, a nome della maggioranza, «si rifiuta di seguire le facili argomentazioni strumentali, confuse e ipocrite riducendo il simbolo più grande della cristianità a mero vessillo per improbabili battaglie politiche», il sindaco Luigi Gambino in persona si lancia accusando «alcuni partiti di aver fatto dell'argomento un cavallo di battaglia per le prossime elezioni regionali».
Lo stesso sindaco che subito dopo assicura di avere il simbolo della croce esposto sia nel suo studio, sia nella sede del suo partito (Pd). Non solo. Nonostante le ripetute accuse di ipocrisia volate dall'ala sinistra della sala a quella opposta, il sindaco assicura, subito prima di allinearsi alla decisione europea e votare contro l'ordine del giorno, «che in tutte le classi delle nostre scuole il Crocefisso c'è e ci resterà». «Tutto come prima quindi?», si interrogano dal pubblico. Insomma, per quanto Dal Pian avesse rassicurato «con assoluta sincerità» all'inizio della discussione «di voler aprire il cuore sulla vicenda del Crocefisso per difendere dei diritti e non per dividere», l'unico effetto che ottiene è proprio quello di separare la maggioranza tra quello che dice (e vota) e quello che fa.