Bocciata la legge sull’equo indennizzo

Come se non avesse già abbastanza guai con la sanità, a Piero Marrazzo è caduta un’altra pesante tegola in testa: il Consiglio di Stato ha bocciato la legge sull’equo indennizzo dei manager delle Asl. Ai dirigenti rimossi dalla carica attraverso il sistema dello spoil system dichiarato incostituzionale dalla Consulta, non si può prospettare una «alternativa tra il reintegro e l’offerta di un equo indennizzo»; anche perché «l’alternativa è solo apparente se viene posta alla Regione e non alle vittime del meccanismo». È questa la motivazione con la quale il Consiglio di Stato ha bocciato, rimandandola all’esame della Corte Costituzionale per un sospetto vizio di incostituzionalità (con separata ordinanza dell’11 settembre alla quale è seguita la motivazione pubblicata con sentenza in questi giorni), la legge regionale del Lazio n.8 del 13 giugno 2007.
Lo stratagemma normativo, nel tentativo di offrire un compromesso ai manager delle Asl laziali nominati dalla giunta Storace e rimossi dalla giunta Marrazzo, ha, secondo i giudici di Palazzo Spada, ha delineato «la reintegrazione del dirigente come mera ipotesi alternativa per di più soltanto apparente e non come dovere della Regione Lazio, reintroducendo di fatto la possibilità di far luogo a quel meccanismo di spoil system che la Corte costituzionale ha già ritenuto non conforme alla Costituzione», con la sentenza n.104 del 2007.
Ordinando l’immediata trasmissione degli atti alla Consulta, il Consiglio di Stato ha perciò sospeso l’esame della causa concernente la decadenza di Franco Condò dalla carica di direttore generale della Asl Rm/E, uno dei numerosi ricorrenti contro la rimozione disposta dalla giunta Marrazzo.
Nella sentenza 104 la Corte costituzionale aveva stabilito che le disposizioni legislative regionali, nella parte in cui attribuiscono alla Regione il potere di rimuovere a proprio piacimento tutti i dirigenti degli organi istituzionali, «violano i principi di imparzialità e di buon andamento perché la decisione dell’organo politico relativa alla cessazione anticipata dall’incarico di direttore generale di Asl deve rispettare il principio del giusto procedimento in quanto la dipendenza funzionale del dirigente non può diventare dipendenza politica».
Il Consiglio di Stato ha preso in considerazione anche aspetti legati all’identità professionale delle vittime dello spoil system in quanto «l’allontanamento è atto che mette l’identità in discussione, né da questo punto di vista, appare condivisibile la tesi della Regione Lazio secondo cui, essendosi dato corso a un generalizzato meccanismo di spoil system, non sarebbe possibile connettere alla cessazione dell’incarico alcun giudizio di disvalore nei confronti della figura del dirigente allontanato».
«La motivazione del parere del Consiglio di Stato - ha commentato Stefano De Lillo, di Forza Italia - richiede uno scatto di lucidità e di realismo prima che anche dalla Corte Costituzionale arrivi un ulteriore schiaffo a questa maggioranza. Per questo presenterò una proposta di legge che abroghi la legge regionale 8 del 2007, bollata dal Consiglio di Stato come anticostituzionale».