Bocciata la ricetta antiterrorismo di Blair

Il premier sconfitto alla Camera dei Comuni. Non passa la legge che mirava a estendere l’arresto preventivo da 14 a 90 giorni

Erica Orsini

da Londra

E Blair scivola sulla nuova legge antiterrorismo. L’estensione della durata degli arresti preventivi dagli attuali 14 a 90 giorni, «piatto forte» del nuovo disegno di legge, è stata rigettata ieri dalla Camera dei Comuni britannica. Una sconfitta in parte preannunciata, ma comunque bruciante per il leader laburista. Innanzitutto perché si tratta della prima che Blair subisce da quando si trova al governo e poi perché riguarda un argomento che sta particolarmente a cuore al premier e sul quale si fonda anche la sua credibilità politica. Il primo ministro inglese ha creduto di poter fare il miracolo ancora una volta - come già era accaduto in passato, nel bel mezzo della crisi irachena - ma adesso dovrà fare i conti con quei 322 «no» contro i 291 «si». Un voto difficile quello di ieri, arduo da prevedere. E l'approvazione della mozione sostitutiva, che raddoppia gli attuali giorni di detenzione, è soltanto un misero contentino per l'esecutivo laburista. «Talvolta è meglio perdere facendo la cosa giusta che vincere agendo nel modo sbagliato - aveva dichiarato ieri Blair, ammettendo che la possibilità di una vittoria era molto risicata. Sebbene quest'ipotesi fosse dunque reale, il premier non aveva voluto tornare sui propri passi e il suo ultimo discorso alla Camera dei Comuni prima del voto è stato una strenua difesa della nuova legge antiterrorismo. Senza sconti o compromessi come in realtà tutti avevano creduto la settimana scorsa quando Blair aveva rimandato la votazione finale congelando il dibattito sugli arresti preventivi, facendo intravedere la possibilità di una trattativa dopo una serie di ulteriori confronti con le altre parti politiche. Benché le posizioni ostili di conservatori, liberaldemocratici e anche numerosi laburisti non fossero cambiate di una virgola, ieri il primo ministro ha riproposto pari pari la misura dei 90 giorni con foga e determinazione. «Non viviamo certo in uno stato di polizia - ha spiegato - ma in un paese che affronta ogni giorno una minaccia terroristica reale e grave. Dal 7 luglio sono stati sventati in Gran Bretagna due altri attentati e questo Parlamento ha il dovere di offrire il suo pieno sostegno alle nuove misure per combattere il terrorismo».
Ostile la reazione dei conservatori che pure hanno sempre appoggiato il governo nella lotta al terrore. «Sfido mister Blair a trovare anche un singolo caso in cui sono stati necessari 90 giorni per trovare le prove in grado di formalizzare le accuse nei confronti di un sospettato» ha detto il leader dell'opposizione Michael Howard prevedendo che con questo nuovo piano di detenzione il governo avrebbe potuto alienarsi le simpatie delle minoranze etniche del Paese. «Un simile disegno di legge verrebbe certamente respinto dalla Camera dei Lord come è già accaduto in passato» ha ricordato il capo dei Liberaldemocratici Charles Kennedy. La tensione anche tra le file dei laburisti ieri era altissima. Blair ha perfino fatto rientrare dall’estero due dei suoi ministri più fedeli. Il cancelliere Gordon Brown era giunto in Israele da pochi minuti quando ha appreso che avrebbe dovuto ritornare in fretta e furia in Gran Bretagna. Il previsto incontro con il primo ministro israeliano Sharon e il presidente palestinese Mahmud è quindi stato spostato ad oggi. La stessa cosa ha dovuto fare il ministro degli esteri Jack Straw, costretto a tornare prima dalla Russia dove stava prendendo parte a degli incontri in rappresentanza della Comunità Europea. «Misure preventive», a quanto pare inutili.