Bocciate le richieste della Franzoni: niente domiciliari e permessi

Il presidente del Tribunale di
sorveglianza di Bologna, Francesco Maisto, ha dichiarato
inammissibili le istanze presentate dalla Franzoni per
la concessione di permessi di lavoro esterni e detenzione
domiciliare

Roma - Il presidente del Tribunale di sorveglianza di Bologna, Francesco Maisto, ha dichiarato inammissibili le istanze presentate da Anna Maria Franzoni per la concessione di permessi di lavoro esterni e detenzione domiciliare. La decisione del presidente del Tribunale di sorveglianza è stata presa, sentito anche il parere contrario della procura generale alle istanze presentate dai legali di Anna Maria Franzoni.

Le istanze della Franzoni, rientrano nei limiti ostativi dell'articolo (4 bis) dell'ordinamento penitenziario che prevede il divieto di concessione dei benefici ai condannati per taluni delitti. Anna Maria Franzoni sta scontando nel carcere della Dozza di Bologna la condanna a 16 anni, ridotti a 13 per effetto dell'indulto. Rischia dunque di non produrre effetti l'indagine avviata dal giudice del tribunale di sorveglianza Riccardo Rossi per valutare l'accoglimento delle richieste avanzate dai legali della Franzoni. Rossi aveva disposto una perizia iniziata il 10 settembre scorso quando Annamaria Franzoni aveva incontrato in carcere i periti incaricati: lo psichiatra Renato Ariatti e il neuropsichiatra infantile Giovanni Battista Camerini. All'incontro aveva partecipato anche il neuropsichiatra Lodovico Perulli di Venezia, perito di parte nominato dalla Franzoni. Si era trattato però solo di un incontro per fissare un calendario degli appuntamenti futuri. I due esperti, secondo quanto era stato deciso, avrebbero dovuto incontrare di nuovo la donna e anche i bambini per stabilire le condizioni psicologiche e la capacità genitoriale della Franzoni e la situazione psicologica dei bimbi che il 21 maggio hanno dovuto separarsi dalla madre, rinchiusa in carcere dopo la definitiva condanna della Cassazione. Il giudice aveva assegnato 60 giorni ai consulenti per depositare le loro conclusioni. 

Diffamò il procuratore: condannata Anna Maria Franzoni è stata condannata a tre mesi di carcere, pena sospesa, e al pagamento di 10mila euro di danni per la diffamazione del procuratore di Aosta, Maria Del Savio, anche per "il prescelto contesto di esternazione, avente massima potenzialità diffusiva", cioè la trasmissione televisiva Porta a Porta. Lo si legge nelle motivazioni alla sentenza del 12 marzo scorso, che, per contro, spiegano come nell’intervista rilasciata a Bruno Vespa nel novembre 2004 "vanno considerati gli interventi del conduttore televisivo, pronto a prendere le distanze e tali da offrire all’ascoltatore ulteriori motivi di riflessione". Nella lunga intervista, Anna Maria Franzoni accusava la Procura di Aosta di "coprire la verità", "difendere l’assassino", frasi "espressamente collegate - si legge nelle motivazioni alla sentenza - a una precisa volontà: fa di tutto... pur di... dar la colpa a me". Secondo il giudice della Decima sezione penale di Milano, Patrizia Lacaita, "indubbia è la portata offensiva dell’onore e della reputazione di Del Savio delle frasi in esame, senza che possa essere ravvisata l’esimente del diritto di critica".