Bocciati amnistia e indulto È scontro nel centrosinistra

Ds e Dl votano contro e la Rosa nel pugno attacca gli alleati. Casini: «L’avevo detto che finiva così»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Non si considera un facile profeta. Ma il presidente Pierferdinando Casini alla fine si lascia scappare un «l’avevo detto io». «Non si doveva essere un Einstein della politica per capire che sull’amnistia e l’indulto ci sono stati troppi condizionamenti esterni e c’è chi ha giocato con la vicende per interessi politici che poco avevano a che fare con il problema» è stato l’immediato commento del presidente della Camera subito dopo il voto che approvava l’emendamento «soppressivo» delle norme sull’amnistia presentato dalla Lega. Pochi voti di differenza, otto, e l’amnistia e l’indulto sono stati affossati in aula nel giro di poche ore. Il no ribadito dai Ds e dalla Margherita all’emendamento che inseriva nel testo di legge sull’indulto la norma sull’amnistia ha dato il via al no di Forza Italia ad approvare una norma che si limitava soltanto all’indulto. E così alla fine il voto dell’opposizione all’emendamento della Lega ha fatto saltare tutta la legge, dando spazio alle accuse incrociate tra i vari poli e soprattutto mettendo in evidente la spaccatura dentro il centrosinistra.
«È un bel partito democratico quello che nasce! Ds e Margherita sono quasi sempre in disaccordo su tutto, l'unica cosa su cui sono d'accordo è votare gli emendamenti della destra sull'amnistia», è stata l’immediata reazione di Enrico Boselli, leader della Rosa nel pugno, che attacca gli alleati. Per tutta la giornata in aula infatti si è giocata una sottile partita tra quanti, trasversalmente, speravano di riuscire a varare comunque una norma che sancisse un atto di clemenza possibile, e quanti invece attraverso i voti incrociati si dicevano certi che non sarebbe stato possibile raggiungere il quorum richiesto.
«Vorrei sapere da te qual è l'Unione nella quale sto per entrare: è quella che sta a Santi Apostoli o quella che qui vota con An e Lega?» ha apostrofato così il leader radicale Marco Pannella, incrociando in Transatlantico Anna Finocchiaro. «Dammi una sola ragione di merito perché avremmo dovuto votare l'amnistia», è stata la risposta della deputata ds, che in aula aveva ripetutamente spiegato i motivi del no del suo partito.
E ai giornalisti il leader radicale ha risposto: «Se me l'aspettavo? Io non aspetto, io lotto. Hanno seppellito la giustizia e continuano a farlo. Ma se credono di aver detto l'ultima parola, non è così. È la penultima: è un Parlamento così fatto che non ha parole da dire... ».
Il leader radicale ha comunque sottolineato l’importanza dell’azione portata avanti in aula: «È stata una battaglia stupenda quella fatta dai compagni della Rosa nel pugno, ed anche se è stata persa, resta comunque una grande dimostrazione di impegno. Tutto questo alla faccia dei detenuti e della giustizia. Era un provvedimento che serviva per dare una risposta al grandissimo numero di processi in corso. Ma non hanno voluto né l'amnistia, né l'indulto. Quelli che di solito fanno demagogia hanno fatto solo schifezze alle spalle dei detenuti, sia a destra che a sinistra». E alle accuse di avere illuso ancora una volta i detenuti Marco Pannella risponde che «Il mondo delle carceri sapeva benissimo che stavamo facendo una battaglia del possibile contro il probabile, che è la putrefazione di un sistema politico e dei suoi partiti, delle sue oligarchie. I delusi saranno i loro elettori e compagni che speravano non ci fosse un'Unione clerico-fascista di Bossi, La Russa, Violante e vari margheritini». Anche il radicale Della Vedova ha messo in evidenza «l’ipocrisia dei Ds e della Margherita che si sono sfilati al momento del voto, ripiegando su un indultino bis. Questo dimostra come la politica sulla giustizia trova più spazio nel centrodestra che nel centrosinistra». Il ministro Castelli ribadisce invece che «ancora una volta si è giocato irresponsabilmente con le aspettative dei detenuti».