Bocciato il creazionismo I giudici: in aula solo Darwin

Luigi Mascheroni

Charles Darwin torna in cattedra: la teoria evoluzionista è l’unica «ammessa» a spiegare la nascita e il cammino dell’uomo sul nostro pianeta. Per la legge americana il secolare dibattito tra evoluzionisti e creazionisti è risolto, almeno per il momento.
Ieri la corte federale di Harrisburg, capitale della Pennsylvania, dopo un processo durato sei settimane sulla valenza del cosiddetto «disegno intelligente» (la versione pseudo-scientifica del creazionismo religioso) si è pronunciata con un secco no. Il giudice distrettuale John E. Jones ha sentenziato che il Consiglio scolastico dell’area di Dover ha violato la Costituzione quando decise, nell’ottobre del 2004, di inserire nei corsi di biologia delle scuole pubbliche, in alternativa al darwinismo, la teoria secondo la quale la vita sulla Terra fu generata da «una causa intelligente».
Come è immaginabile la decisione del tribunale federale della Pennsylvania non si esaurirà in ambito locale, ma avrà contraccolpi in tutti gli Stati Uniti dove forse più che in qualsiasi altro Paese al mondo è ancora oggi combattutissima la battaglia fra i due opposti schieramenti. Il principio di inserire nei programmi delle scuole superiori, in particolare nei corsi di scienze, l’insegnamento della Bibbia è da sempre un cavallo di battaglia dei movimenti conservatori di ispirazione cristiana diventati negli ultimi anni particolarmente influenti grazie all’appoggio del presidente George W. Bush (il quale, per inciso, ha difeso l’iniziativa del distretto scolastico di Dover dicendosi favorevole ad offrire agli studenti americani un’alternativa alla teoria dell’evoluzione). Ora la sentenza del giudice John E. Jones dà un colpo - se non mortale, pesantissimo - alle rivendicazioni degli antidarwinisti «di ferro». Secondo il tribunale, con una sentenza in questo senso storica, il «disegno intelligente» non è una teoria scientifica degna di tale nome ma piuttosto un travestimento del creazionismo biblico, bandiera della destra ultraconservatrice del partito repubblicano, che quindi vìola la separazione definita dalla Costituzione tra Chiesa e Stato (anche se a rigore il «disegno intelligente» postula la presenza di una mente dietro la creazione ma senza spingersi a parlare di Dio come invece sostengono i creazionisti). E sebbene un ricorso a una corte d’appello federale sia tecnicamente possibile e l’intera vicenda possa finire, in ultima istanza, addirittura di fronte alla Corte Suprema degli Stati Uniti, con la decisione di ieri l’insegnamento di Charles Darwin (seppure «riveduto e corretto» da quel lontano 1859 in cui fu pubblicato L’origine delle specie) sembra finalmente imporsi anche nella cosiddetta Bible Belt, «la cintura della Bibbia», cioè gli Stati del Sud dove è più forte l’integralismo religioso.
Intanto però, scienziati, filosofi, giuristi e teologi, avranno di che meditare su quanto dibattuto nel lungo processo della Pennsylvania e sulle motivazioni della sentenza che ha negato validità scientifica al «progetto intelligente» escludendolo dai programmi scolastici. Mentre l’evoluzionismo - che nel tempo si è a sua volta evoluto nel neodarwinismo e in particolare nella cosiddetta «sintesi moderna» - gode del consenso della stragrande maggioranza della comunità scientifica e si presenta come una teoria soggetta a verifica e sperimentazione, il creazionismo postulando la creazione ex nihilo di tutte le specie animali appare solo una posizione di principio. Esattamente come lo è la sua versione più moderna, il «progetto intelligente», che pur ammettendo l’esistenza dell’evoluzione nel corso dei millenni delle diverse forme di vita, la suppone guidata da un’intelligenza superiore. Un’affermazione impossibile da sottoporre a verifica e sperimentazione, come invece «vuole» la scienza.