Bocciato l’albero di Alinghi che però resta la favorita

Sabato il via alla Coppa America con New Zealand che ha una gran voglia di rivincita Quasi tutti neozelandesi i due equipaggi

da Valencia

Alinghi contro Emirates Team New Zealand, lo storico incontro si avvicina. Il defender Alinghi issa la bandiera rossocrociata, la sua base è nella verde Svizzera, sulle sponde del lago di Ginevra, il club è la Société Nautique de la Voile, i denari di Ernesto Bertarelli e di un selezionato numero di sponsor. New Zealand issa la bandiera degli ex galeotti di Sua Maestà: Union Jack nell'angolo, sfondo blu che sarebbe il cielo e l'oceano, poi ci sono le quattro stelle della Croce del Sud, la costellazione che guida i naviganti nell'emisfero dove la stella polare non arriva. Circolo sfidante il Royal New Zealand Yacht Squadron. Nome pomposo che nasconde un'attività invece molto sportiva e pratica, perché non a caso da lì arrivano marinai fortissimi.
Qui sta il punto: di fatto la regata è tra due equipaggi neozelandesi... o quasi. La sintesi di questa trentaduesima edizione della Coppa America che comincerà alle 15 di sabato è questa: la Coppa era in Nuova Zelanda dal 1995, un gruppo di scontenti tra quelli che l'avevano conquistata, stanchi di guadagnare appena due kiwi blocks (dollari neozelandesi) per la gloria e la bandiera, hanno accettato un congruo stipendio offerto da Bertarelli per tentare di portarla di Europa. Ci sono riusciti nel 2003 ridicolizzando con un doloroso cinque a zero i padroni di casa rimasti a difendere la Coppa con il giovane Dean Barker e Tom Schnackenberg. Il capo del gruppo era Russell Coutts, che ha finito per litigare e uscire dal team, ma l'anima e l'impostazione, tutti i suoi amici a cominciare dal tattico Brad Butterworth, sono rimasti lì. Quindi da sabato ci saranno kiwi di qui e kiwi di là. Alcuni anche vicini di casa. Qualcuno parla addirittura di sentimenti di vendetta, ma lo skipper neozelandese Grant Dalton smorza i toni «è solo voglia di vincere e di riportare a Auckland la Coppa». Se ci riesce riporterà l'evento a dimensioni più antiche e a regole di nazionalità più rigide. Come dire «i kiwi ce li teniamo noi».
New Zealand arriva da una preparazione dura: ha stracciato Luna Rossa, non si può scrivere altrimenti, che però l'ha costretta a crescere. Alinghi si è allenato da solo con pochi aiuti esterni, una situazione scarsamente competitiva, ma è molto temuto. La decisione sul timoniere, la scelta è tra Ed Baird e Peter Holmberg, sarà nota solo venerdì mattina. Di questi giorni la notizia di un complesso sistema di sostegno dell'albero che non è stato riconosciuto idoneo dagli «stazzatori», quelli che misurano le barche. Il trucco potrebbe essere nel tentativo di sfruttare la forza che si scarica lungo le sartie (i cavi di acciaio laterali) per flettere la pinna di deriva, con un vantaggio nella capacità di tenere il vento. Da tempo si favoleggia di una chiglia quasi basculante che darebbe un forte vantaggio alla barca svizzera.
Previsioni? Non volendo fare brutte figure ci soccorre proprio Russell Coutts, il grande escluso: «Alinghi vincerà facilmente. Sono più forti. Hanno barche più veloci».