Bocciato il rivale di Putin

da Mosca

Sarà una ancora più scontata corsa a quattro il voto presidenziale del 2 marzo in Russia: la commissione elettorale, alla scadenza dei termini, ha escluso per un eccesso di firme non valide l’ex premier Mikhail Kasianov, l’unico candidato dell’opposizione liberale e l’unico vero avversario del Cremlino.
Dura la sua reazione, come pure quella dei difensori dei diritti umani. «Il Paese sta scivolando verso un totalitarismo ladresco - ha dichiarato Kasianov -. Non c’è alcun dubbio che la decisione di non registrare la mia candidatura sia stata presa personalmente da Vladimir Putin», ha accusato pubblicamente, invitando a boicottare un voto «farsa».
La commissione elettorale, dopo aver prospettato ripetutamente nei giorni scorsi il rischio della sua bocciatura, ha spiegato l’esclusione con la presenza di 80.147 schede non valide (su 2 milioni e 63mila), ossia il 13,36%, contro il tetto del 5% ammesso dalla legge. Così Kasianov si è ritrovato con poche migliaia di firme al di sotto della soglia minima di due milioni richiesta ai candidati indipendenti, cioè di partiti non rappresentati in Parlamento. L’ex premier non si appellerà alla Corte suprema, «perché fa parte della gerarchia del potere». Oltre al danno, la beffa: la commissione ha annunciato di aver informato la procura generale per gli eventuali aspetti penali del caso, dopo che già due procure regionali hanno aperto inchieste per falso.
L’ex premier, diventato nemico di Putin dopo esserne stato silurato dalla guida del governo, non è molto popolare in Russia e i sondaggi lo accreditavano solo dell’1% circa. Il Cremlino l’avrebbe privato della ribalta mediatica per evitare accuse alla leadership.
Degli altri quattro candidati in corsa, il primo vicepremier Dmitri Medvedev, presidente di Gazprom e delfino di Putin, è dato vincitore dai sondaggi al primo turno, con percentuali tra il 60 e il 70%. Poco sotto il 10% invece il leader dei comunisti Ghennadi Ziuganov e quello ultranazionalista Vladimir Zhirinovski. Il quarto candidato, Andrei Bogdanov, considerato una marionetta del Cremlino, ha detto invece di confidare anche nei voti degli elettori di Kasianov.