Bocciato, si suicidò: esposto contro la scuola

Giorgio B., morto a vent’anni dopo una bocciatura alla maturità. Una tragedia sconvolgente, per la madre innanzitutto, che aveva seguito il figlio per tutto il corso dei suoi studi e che inaspettatamente lo aveva visto bocciare. Un anno dopo la donna, Liliana Casati, aveva cercato di chiedere alla scuola di capire com’era possibile portare uno studente a una simile disfatta. Così aveva presentato un esposto in cui si chiedeva che venisse ricostruita la vicenda e le responsabilità di quanto era accaduto. «Certo non per impugnare il risultato dell’esame – spiega la Casati –, perché mio figlio è morto e a nulla gli servirebbe recuperare un diploma che gli hanno negato. Ma per costringere la scuola a fare un esame di coscienza, a individuare dove sbaglia, soprattutto nel tener conto dei problemi di un ragazzo. Perché vorrei che la morte di mio figlio servisse almeno ad evitare che altri ragazzi possano arrivare a togliersi la vita perché vittime dell’incapacità degli insegnanti di accompagnarli nella loro esperienza scolastica». Nell’esposto presentato al responsabile dell’Usp (Ufficio scolastico provinciale) Antonio Zenga viene ricostruita la storia scolastica di Giorgio. Brillante fino alla scuola dell’obbligo frequentata alla «steineriana» di via Pini in classe con i figli di Silvio Berlusconi, poi le vicissitudini al liceo scientifico Russell di via Gatti, col cambio continuo di docenti, ritardi nello svolgimento dei programmi, atteggiamenti contrastanti e talora censurabili dei docenti. Condizioni di studio difficili, insomma, di cui Liliana Casati chiede conto. Nonostante questo, nulla lasciava prevedere un esito negativo degli esami. «Se mio figlio non fosse stato in grado di affrontare le prove perché impreparato - continua la donna – sarei stata la prima a rifiutare una promozione fasulla: la scuola anche per me è una cosa seria. Ma ho avuto la netta impressione che le bocciature siano arrivate indipendentemente dal merito. Giorgio era sicuro di avere la licenza e, quando ha visto di essere stato bocciato, gli è caduto il mondo addosso». Dopo un anno d’attesa l’esposto presentato dalla Casati non ha avuto risposta. Da qui la decisione di affidare il caso all’avvocato Domenico Barboni, che nei giorni scorsi ha già scritto all’amministrazione scolastica una lettera in cui si fa richiesta di avere a disposizione tutta la documentazione «al fine di approfondire e chiarire gli eventi legati al provvedimento di non promozione all’esame di Stato anno scolastico 2004/2005 assunto dalla Commissione d’esame della classe V A del Liceo Scientifico “Bertrand Russell” di Milano nei confronti del figlio Giorgio».