Bocciato dalla Ue il decreto anti- Edf già «morto» un mese fa

da Milano

Con una sentenza superata dagli eventi, ma comunque destinata a fare giurisprudenza, la Corte di giustizia europea ha dichiarato illegittima l'abrogata legge «anti-Edf». Si tratta della norma italiana che, sospendendo i diritti di voto relativi a partecipazioni superiori al 2% del capitale sociale delle imprese operanti nei settori dell'elettricità e del gas, ha violato per quasi 4 anni il principio della libera circolazione dei capitali sancito dai Trattati Ue.
Lo scopo del decreto-legge del 25 maggio 2001, era quello di impedire che il colosso energetico francese Edf, con status di monopolista in patria e con capitale «blindato» da mani pubbliche, potesse acquistare il secondo operatore italiano (Edison) senza una simmetrica apertura del mercato d'Oltralpe a gruppi italiani. Tale «asimmetria» (questa la parola più invocata al momento del varo del decreto) è stata di fatto sanata con il recente accordo tra Enel e la stessa Edf che ha consentito al gruppo italiano di debuttare in Francia, conquistando una pole position in un importante mercato che si avvia alla liberalizzazione.
Già in vista della conclusione dell'accordo, il provvedimento che aveva congelato i diritti di voto di Edf in Italenergia- bis, e quindi in Edison, era stato in pratica abrogato il 6 maggio scorso. Per i giudici comunitari, questo sviluppo è però ininfluente: la loro base era una procedura per «inadempimento» da parte dell'Italia di un parere motivato emesso il 9 luglio 2003 dalla Commissione Ue, e quindi il giudizio è stato espresso basandosi sulla situazione esistente nei due mesi dopo quell'inascoltata ingiunzione di Bruxelles ad abrogare la misura.
«La sospensione dei diritti di voto impedisce l'effettiva partecipazione degli investitori alla gestione delle imprese e non è giustificata da motivi imperativi di interesse pubblico», recita tra l’altro la sentenza che rappresenta un monito contro future barriere difensive dei mercati nazionali e che nel lungo termine avrebbe esposto l'Italia al rischio di salate multe quotidiane qualora avesse mantenuto il congelamento dei diritti di voto di Edf.
Questa sentenza di condanna era prevista: nelle sue «conclusioni» pronunciate il 3 marzo scorso, l'avvocata generale Juliane Kokott aveva infatti suggerito alla Corte di condannare l'Italia perché il decreto «ha pregiudicato la libera circolazione dei capitali» ed ha violato un articolo del Trattato Ue. Il dossier Edf-Enel-Edison, comunque, a Bruxelles non è ancora chiuso: è probabile che, nell'ambito dell'esame dell'opa di Edf ed Aem su Edison, parte dell’accordo franco-italiano, la Commissione europea esamini anche l'intesa ormai consolidata tra il colosso energetico e l'Enel. Ma ormai si tratta di una questione di rispetto di regole «antitrust», questione svincolata da quella innescata dalla violazione di norme europee sul «mercato interno» che hanno portato alla condanna di ieri. L’atteggiamento di Bruxelles, stando a una valutazione fatta il mese scorso dal presidente dell'Antitrust italiano, Antonio Catricalà, sembra però essere «favorevole».