Le bocciature di Moody’s non fiaccano le Borse

Non c’è pace per i mercati europei, che hanno chiuso in positivo - Milano tra le prime - ma dopo aver vissuto una giornata sotto il segno della volatilità. L’apertura è stata addirittura da cardiopalma: nella notte Moody’s ha tagliato il rating delle banche francesi Société Générale e Crédit Agricole, tra le più esposte ai titoli di Stato dell’area euro sotto tensione, e i listini del Vecchio Continente hanno immediatamente virato sul rosso.
Tanto temuto quanto atteso, il declassamento era nell’aria già da domenica sera: anzi, è stato anche inferiore al previsto, visto che ha investito in pieno Crédit Agricole, che passa da «Aa1» a «Aa2», e Société Générale, da «Aa2» a «Aa3» ma ha risparmiato - per ora - il terzo colosso del credito francese, Bnp Paribas, su cui l’agenzia si è limitata a mantenere aperta una procedura di esame. L’istituto ha poi annunciato il varo di un maxipiano di cessione attività e misure di rafforzamento patrimoniale. Gli analisti di Moody’s hanno invece puntato direttamente l’indice sull’esposizione verso la Grecia dell’Agricole, mentre hanno espresso perplessità sulle strutturali difficoltà di finanziamento e liquidità di SocGen, che ha replicato: «La società di rating ha agito per motivi tecnici, la nostra esposizione al debito greco è modesta». In ogni caso, il declassamento ha gettato olio sul fuoco della tensione che già da giorni coinvolge le Borse europee.
E per fortuna, a spingere nella direzione opposta, verso dinamiche più rassicuranti, è arrivato l’attenuarsi dei timori su una rottura degli sforzi dell’area euro per tenere a galla la Grecia, che aprirebbe la strada a una insolvenza sui pagamenti. Segnali sulla volontà di trovare una soluzione condivisa sono giunti dalla Commissione europea e dal presidente francese Sarkozy - «farò di tutto per salvarla», ha detto - in attesa della teleconferenza con la cancelliera Merkel e il premier Papandreou.
Le Borse hanno così girato in positivo, mentre è scesa la pressione sui titoli di Stato decennali italiani: lo spread con i Bund, che era risalito a quota 400 punti, alla chiusura dei mercati si è attestato a quota 378 punti. Superato, dopo un’iniziale sbandamento, anche lo spavento causato dal rinvio del Parlamento austriaco al rafforzamento del fondo salva-stati. Tutte le Borse del Vecchio Continente hanno chiuso sopra la parità. Piazza Affari, in particolare, si è attestata tra le migliori, con l’indice Ftse Mib salito del 2,69% e il Ftse All-Share cresciuto del 2,52%. Il Ftse 100 di Londra ha guadagnato l’1,02%, il Dax di Francoforte è salito del 3,36% e il Cac 40 di Parigi è cresciuto dello 1,87%. Per le banche francesi nel mirino, andamento contrastato: calano Bnp Paribas (-3,93%) e SocGen (-2,88%), sale Crédit Agricole (+1,22%). L’euro è oscillato tutto il giorno fra 1,36 e 1,37 sul dollaro per poi chiudere nella parte alta della forbice.LV